Come la pioggia
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“C’era due volte Marcovaldo”. Incontro col pictor-poeta Massimo De Micco.

 

libromarcovaldoMassimo De Micco si camuffa dietro lo pseudonimo Coppo di Marcovaldo perché per accostare i grandi bisogna indossare una protezione. Tra i grandi annovera Borges, Calvino, Chesterton e Rodari che gli hanno insegnato a rivoltare la realtà come un calzino in cerca di quel poco o tanto di felicità che contiene. E quando non la trova nella realtà la cercherà nella lingua, per l’esattezza sulla punta della lingua dove vanno a nascondersi le parole veritiere. La sua formazione psicologica e il suo lavoro nella formazione professionale lo hanno messo in contatto con tanti “Marcovaldi” in cerca di autore, persone semplici capaci di pensieri complessi, vite ai margini del chiacchiericcio e della reclàme, sorci sordi che non seguono il Pifferaio di turno. E forse per lunga consuetudine un po’ Marcovaldo il nostro autore lo è diventato.
Sono comparse alcune sue poesie nel volume “Affluenti”, ed. Ensemble; ha pubblicato “C’era due volte Marcovaldo“, ed. Fuori Binario, articoli su letteratura, filosofia, scuola e infanzia su riviste specializzate cartacee e online (Tlon, Psicolab, Ecole, Kykeion…) e illustrazioni per le case editrici Giunti e Alpes.

– Poesia, prosa, pittura: quale detiene il posto di onore?
La pittura viene prima, perché disegnavo qualcosina già prima di parlare.
Le parole sono così andate ad unirsi alle immagini e tuttora si accompagnano alle figure che evocavo e anche all’immagine del testo. Scrivo come dipingo, con ampie pennellate che lasciano al pubblico la libertà di ricostruire ciò che sta intorno e dietro.
– Come nasce il personaggio di Coppo?
Marcovaldo è una lettura che mi propose mia madre in una fase della vita in cui non trovavo pi gusto nella lettura. Il rimedio funzionò e di lì a poco ebbi bisogno degli occhiali.
Ho ripensato a quel personaggio quando ho sentito l’esigenza di scrivere con leggerezza di cose gravissime come il razzismo, l’antipauperismo e il sistema delle grandi opere. Coppo si è aggiunto a Marcovaldo quando ho pubblicato i racconti che eccedevano l’edizione cartacea su Facebook, perché Facebook è un gioco e volevo che restasse tale, chiamare l’autore delle mie cose con il nome di un pittore fiorentino che decorò il Battistero  insieme a Cimabue mi aiuta a muovermi a mezz’aria tra il cielo della letteratura e l’inferno che ribolle sotto i social network.
– Realtà o fantasia? Cosa ti ispira di più?
Ho assunto un nome d’arte proprio per non essere legato a una scuola o a un modo di fare, perciò le mie fonti di ispirazione variano e sono tante come le risposte che gli scrittori che ho letto hanno dato a questa domanda. Ne ricordo alcune: per Coleridge la poesia è immaginazione, per Wordsworth emozione raccolta in solitudine; un poeta delle nostre parti scrisse “Realtà vince il sogno” e un altro di diversa fede mise in una canzone politica questi versi “Noi non vogliam sperare niente, il nostro sogno è la realtà”. Se guardo indietro a quello che ha combinato Coppo di Marcovaldo e non a quello a cui fantastica di volersi ispirare, direi che o ispirano gli equivoci e i contrasti.
– Parliamo della poesia. Chi sono gli autori che ti hanno maggiormente influenzato?
Troppi, tanto è vero che sono ancora alla ricerca di un mio linguaggio poetico, perché in poesia non ho un marcovaldo che virgilianamente mi prende per mano garantendomi che prima o poi si uscirà a rivedere qualche stellina. Tra tutti mi sentirei di scegliere Guido Gozzano, con la sua attenzione entomologica a scorgere il grande e l’immenso nel piccolo e nel minuscolo e Edgar Lee Masters e la sua impresa titanica di dare ragione di ogni esistenza e dei suoi intrecci con le altre in poche sceltissime parole che però mi pare che non si allontanano mai troppo dall’eloquio lingua familiare, anche se questo bisognerebbe chiederlo a qualcuno per cui l’americano è più familiare. Brecht e Benn, le poesie che scrissero prima delle vicende politiche che li divisero (c’è un Marcovaldo in proposito, “Il Poeta“). Poi la poesia persiana del nostro Medio Evo (Attar, Nezami, Rumi, Hafiz…) Via via sto scoprendo l’universo poetico di un grande autore irakeno recentemente scomparso, un amico, Hasan Hatya al Nassar. Le sue poesie aprono l’antologia “Affluenti” a cui sono felice di partecipare.
– Fai anche delle collaborazioni con riviste locali. Quali sono, secondo te, le criticità maggiori delle città e del territorio fiorentino in particolare?
Il turismo e le grandi opere, due facce della stessa moneta, una moneta che servirà per pagare quanti saranno desiderosi o costretti a lasciare la città in mano a quel brutto intreccio di speculazione edilizia e sfruttamento dell’immagine che chiamano “gentrificazione”.
– Recentemente a Roma è stata allestita una tua mostra di pittura e poesia. Parlaci di questa iniziativa.
Avevo preso il brutto vizio di postare su facebook i miei disegni e qualche quadro e il gestore di un locale dell’urbe che conosco e che ha ospitato alcune serate poetiche a cui ho partecipato mi chiese se volevo unire poesia e pittura in una mostra. E’ il B-Folk a Centocelle, piccolo ma agguerrito, che organizza eventi che a uno che viene dalla provincialissima Firenze sembrano tutti di una qualità inimmaginabile. Per l’occasione commentai in poesia alcuni quadri. Al di là del risultato, vedo con favore la poesia d’occasione che non faceva inorridire i classici e che è stata umiliata dal culto romantico del genio che in fin dei conti ci ha dato le guerre napoleoniche e altri macelli.
– Progetti per il futuro.
Ripeterò l’esperimento del B-Folk in un locale di Firenze Sud a metà febbraio. A breve dovrebbe uscire una nuova raccolta di “marcovaldi”.
– Per concludere, un tuo pensiero da regalare ai lettori.
Leggete Come la Pioggia e seguite questi ragazzi che conosco da tanti anni e che mi stupiscono sempre per come affrontano con coraggio e con costanza ogni nuova impresa.

Grazie a Massimo De Micco e alla prossima intervista!

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Illusione e dissolvenza di un mondo. Un romanzo di Kjell Westö.

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Kjell Westö, Miraggio 1938, Iperborea, Milano, 2017

Siamo nel 1938. I delicati equilibri europei stanno per crollare sotto la spinta del furore nazista. La Finlandia come altri stati del Vecchio Continente geograficamente lontani dai confini tedeschi sembra oscillare tra due posizioni opposte: da una parte una minoranza della popolazione esprime la condanna e il timore di un pericolo imminente per la pace mondiale, dall’altra parte una fetta importante della società condivide l’entusiasmo quasi estatico per la politica della “forza” teutonica come unico baluardo contro la minaccia staliniana.

Non sono passati molti anni dal tempo in cui la Finlandia era scivolata in una silenziosa guerra civile, dove la contrapposizione tra “Bianchi” conservatori sostenuti dall’aristocrazia tedesca, svedese e del Baltico e “Rossi” che credevano nella rivoluzione popolare, aveva creato una frattura nella società e determinato conseguenze molto gravi. Dopo la vittoria dei “Bianchi”, furono istituiti dei campi di prigionia per coloro che si erano schierati dalla parte “rossa” e ci vollero alcuni anni perché le persecuzioni cessassero.

Era il 1918. Vent’anni dopo Matilda, la protagonista femminile del romanzo, sconta sul proprio corpo e nella propria mente le ferite subite nei campi di prigionia. Apparentemente sembra che la vita abbia preso per lei una svolta positiva. Vive in un decoroso appartamento alla periferia di Helsinki, ha un ottimo lavoro come segretaria presso lo studio dell’avvocato Thune e nel tempo libero coltiva la passione per il cinema. Eppure continuano ad esistere delle ombre dentro di lei che si manifestano in uno sdoppiamento della personalità. Da una parte Matilda, l’ordinata e precisa segretaria, e dall’altra la signorina Milja, la giovane poco più che adolescente che aveva subito violenza nel campo di prigionia.

Ben altra è la figura dell’avvocato. Thune è sempre vissuto negli agi e la guerra civile del 1918 lo ha appena sfiorato durante i convulsi e goliardici anni di vita universitaria. A quarant’anni è ancora un irriducibile idealista, forse soltanto un po’ ingenuo. Vicende personali e storiche attraversano la vita dei protagonisti del romanzo fino a raggiungere un punto culminante in cui la speranza in un mondo migliore, il “miraggio” sognato appunto da Thune, viene totalmente a mancare. Le ombre nere della storia stanno per avere il sopravvento su tutto e il doppio omicidio-suicidio narrato nell’epilogo ne è in un certo senso il presagio.

Tra documentazione storica e romanzo psicologico-intimistico, questa unica prova letteraria di Kjell Westö tradotta in italiano conquista il lettore a poco a poco con un crescendo che riecheggia l’atmosfera irreale e decadente di una Helsinki divisa e ferita.

 

“Forse è uno dei difetti della realtà, questo doverla sempre ritoccare anche quando è al massimo del suo splendore. (…) Oppure il difetto non sta nella realtà ma in noi stessi. Possibile che siamo noi a non fidarci mai dell’esistenza e della tenuta della bellezza?”

 

Viveva in un’epoca crudele. La minaccia di violenze e guerra era palpabile ogni giorno e si insinuava nella gente come un batterio facendo diventare grigie e malate le persone di coscienza, mentre quelle senza scrupoli prosperavano.”

Rimase lì nella mattina di novembre gelida e trasparente come ghiaccio e pensò che il mondo che conosceva e per il quale aveva nutrito tante speranze si era dissolto nel nulla: forse non c’era mai stato?”

 

INTERVISTA CON LA SCRITTRICE PAOLA PICCHIONI

Cari Lettori,

oggi vi presentiamo, in questa nuova rubrica, la scrittrice Paola Picchioni. Picchioni

Paola Picchioni nasce a Fucecchio, si laurea in Lingue e consegue il Dottorato in Anglistica a Pisa. Pubblica saggi di critica letteraria e ha esperienze di traduttrice ed editor. Vince il premio speciale della giuria del Concorso InediTO 2013 con Colline Pisane. Pubblica alcuni racconti tra cui “Pensione Stella” in Profondo Blu e “Come un cane” in Sensi e Dissensi. Esce il primo romanzo Miraggio.it ed. Carmignani (2015) e partecipa al progetto leterario Cento di questi sogni ed. MdS (2016) con due flash fiction. A due anni dall’uscita di Miraggio.it, l’autrice pisana ritorna con il secondo volume dal titolo Figli di Un Mondo Nuovo, edito sempre da Carmignani.

Ciao Paola!

Parlaci della tua passione per la scrittura. Quando è nata e quanto è importante per la tua vita?

Ho sempre scritto fin da bambina, diari, lettere, articoli per i giornalini della scuola, inviti, commemorazioni, lettere formali per chi me le chiedeva, e persino i verbali a scuola quando ancora non esisteva la figura del verbalista. Ho cominciato a scrivere narrativa dieci anni fa quando un’amica di scuola, che ben conosceva questa propensione alla scrittura, mi ha spinta a farlo.

-Hai all’attivo due romanzi, di cui uno pubblicato recentemente. Come riesci a conciliare la tua professione di insegnante con “il mestiere di scrivere”?

In verità prima dei romanzi del ciclo di Miraggio.it ho scritto la raccolta di racconti Colline pisane pubblicata, diversi racconti e ancor prima un romanzo che è sempre nel cassetto, per cui dedico tutti i giorni di ferie a questa attività. In genere, non scrivo quando lavoro se non piccoli racconti; durante l’inverno in genere mi occupo solo delle presentazioni o della correzione delle bozze. Se ho lavorato intensamente ad un romanzo in agosto poi devo aspettare la settimana di Natale per riprenderlo, ma è probabile che lo termini l’estate successiva. E’ successo così con Miraggio.it (tre estati) e con Figli di un Mondo Nuovo (due estati).

-Secondo te, cosa può indurre un giovane oggi a preferire la lettura di un libro piuttosto che l’intrattenimento multimediale?

I genitori e gli insegnanti possono farlo, semplicemente obbligandoli. Io ho scoperto così la lettura! I miei insegnanti alle medie e liceo mi hanno obbligata e da lì ho cominciato. Non lo avrei mai fatto da sola, avevo la TV, le lezioni di piano, il teatro, gli amici. Nessun giovane lo farebbe mai! Quando leggi la vita si ferma! Come può un ragazzino pensare a fermare la propria esistenza per leggere delle pagine stampate o virtuali? L’adulto deve costringere il ragazzo a leggere e poi scatterà qualcosa da sé, che per qualcuno come me e te sarà una dipendenza che durerà tutta la vita; se non scatta pazienza!

-Nei tuoi romanzi tocchi questioni sociali di un certo spessore. Cosa è più importante per te: costruire una trama perfetta o suscitare la riflessione su alcuni temi?

Sono entrambe importanti. Una trama che funziona e far riflettere su come il mondo è cambiato e sta cambiando. Però ci tengo molto anche a “intrattenere”. Io sono felice quando mi dicono i lettori che si sono divertiti.

-L’idea di partenza di un tuo testo da cosa ha origine? Un pensiero, una suggestione, un’immagine…

Dipende dal tipo di libro che faccio. Per Colline pisane e il precedente ho voluto raccontare storie di tipo autobiografico quindi non ho fatto altro che cercare un filo conduttore e poi lavorare nella memoria facendo più un lavoro di regressione che non di creazione. Nel ciclo di Miraggio.it , invece, mi invento i personaggi a tavolino, costruisco delle trame e poi li lascio venir fuori da soli. Certe battute, certi eventi mi vengono in mente all’improvviso mentre sto facendo altro (cucinare, passeggiare, parlare con mio marito o gli amici… ) e corro ad appuntarmele nel file “Progetto” o sul cellulare se sono lontano da casa. Quel file si arricchisce di volta in volta anche mentre sto già scrivendo la prima bozza.

-Quali sono state e quali sono adesso i tuoi generi letterari e i tuoi autori preferiti?

Il mio preferito in assoluto è la poesia tanto che ho rischiato di diventare un ricercatore universitario del Dipartimento di Anglistica (ho un trascorso di collaborazione col prof. A.L. Johnson dell’Università di Pisa). Tuttavia, non ho mai osato scrivere una poesia, forse proprio per rispetto al genere! Credo, invece, che scrivere narrativa sia alla portata di tutti, o quasi, per cui non si faccia grossi danni se ci si prova!

-Essendo una scrittrice emergente, quanto è difficile, nel mondo di oggi, raggiungere il maggior numero di pubblico possibile?

E’ tanto difficile e spesso anche frustrante. Tuttavia, ho imparato ad accontentarmi dei miei pochi ma entusiasti lettori che mi riempiono di gioia ogni volta che esce un nuovo libro.

-Nella stesura di un romanzo quale è la parte più importante?

In parte ti ho già risposto. Nel ciclo che sto scrivendo i personaggi sono decisamente la cosa più importante, se funzionano loro, soprattutto i protagonisti, poi tutto il resto viene da sé.

Grazie a Paola Picchioni di aver risposto alle nostre domande. Le auguriamo un buon lavoro!cop_picchioni_ml

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IL PESO DELLA MEMORIA. UNA SILLOGE DI CLAUDIA MUSCOLINO

9788897409649_0_0_0_75di Chiara Rantini

Claudia Muscolino, Carichi dispersi, Edizioni Del Poggio, Poggio Imperiale (FG), 2017

Con piacere accogliamo questa nuova raccolta di poesie di Claudia Muscolino, poetessa e scrittrice fiorentina, che a distanza di cinque anni dalla pubblicazione della sua prima opera Il drago e le nuvole torna con questo ultimo lavoro.

A partire dalla lettura dell’epigrafe che cita un pensiero di Patty Smith “ricordavano ogni cosa, il passato, il presente e il futuro” in questa silloge ci viene subito incontro una poesia evocativa. Lo si intuisce anche dal titolo che l’autrice ha scelto: Carichi dispersi ovvero qualcosa che si è portato con fatica, con amore e che è stato parzialmente perduto; parti della vita che, come frammenti, si perdono durante il corso della vita. Allora cosa resta di questa dimensione del tempo? “Il futuro di ciò che c’era stato” come si legge in Retrospettiva, o un ricordo che rimane fisso come in un fermo-immagine “dove tu resti immobile coperto dalla polvere di gesso della memoria” (Memento). Tuttavia memoria e dispersione dei ricordi, per quanto apparentemente in contrasto, fanno un percorso parallelo benché anche la “mappa” del volto del “carico” amato “sbiadisca ogni giorno che passa” (Mappa).

Nella terza parte della silloge il riferimento al tempo perduto e che non ritorna si fa ancora più evidente con echi tratte dal pensiero dell’antichità classica che fanno da tema conduttore a Caro agli dei. Quest’ultimo carico d’amore sembra essere definitivamente uscito dalla vita di chi scrive ma non è così: frammento dopo frammento il ricordo della persona rimane impigliato nelle trame della memoria come “capelli rimasti appesi come ragni” (Primo frammento), ma quando alla perdita subentra l’assenza, il ricordo diventa ancora più intimo e immateriale: “So che presto volerai nella mia testa” (Secondo frammento), quasi si fosse stabilito un vincolo indissolubile tra chi ricorda e il soggetto ricordato che torna nella notte in forma di ombra e di voce (Quarto frammento).

Così quando il lettore giunge al termine della silloge sente di aver portato, anche solo per un tratto, parte di quei fardelli, poi non molto dissimili da quelli della vita di ciascuno di noi.

Un’ultima notazione a margine vuole sottolineare la cura che è stata data all’edizione: dalla bella carta, alla grafica ma soprattutto alla particolarità delle foto che accompagnano la silloge, dono di Alessandro Villanucci per una maggiore completezza dell’opera.

MAGIA E MISTERO SECONDO LEONARD POE.

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Toby Clemm, Quanti misteri Leonard Poe! Batriac e il libro magico, Aracne editrice, Canterano (RM), 2017

Non capita spesso di imbattersi in un libro per bambini la cui lettura risulti gradevole ed interessante anche per gli adulti. È il caso invece di questo breve testo di Toby Clemm che scorre facilmente e che, tuttavia, ha al suo interno degli ottimi spunti di riflessione su temi cari all’infanzia e all’adolescenza, tra i quali, uno molto importante come la dimensione della scoperta. I bambini dell’età del protagonista Leonard sentono infatti la necessità di conoscere ciò che è intorno a loro e conseguentemente di confrontarsi con il mondo adulto che spesso ai loro occhi appare misterioso e incomprensibile.

Leonard è un bambino che porta dentro di sé il grande dolore della scomparsa del padre senza tuttavia aver perso la spensieratezza tipica della sua età, quella sana irrequietezza che è alla base di ogni scoperta. Così, pur disobbedendo alla madre, Leonard incontra Batriac, un cagnolino molto particolare che lo metterà in contatto con un mondo magico. Ed è proprio nella dimensione magica che Leonard trova se stesso prendendo coscienza delle proprie paure, scoprendosi così un bambino coraggioso e capace di aiutare gli altri. Ovviamente il tramite tra il mondo magico e quello reale non potrebbe essere altro che un libro perché solo il libro ha il potere di rivelare verità che il mondo reale non riesce a vedere. Nella dimensione del sogno Leonard raggiunge perfino la Cina e dopo questa esperienza non sarà più lo stesso bambino di prima perché avrà acquisito maggiore sicurezza e capacità di perseguire i propri obiettivi. Non a caso, nelle ultime righe del libro, possiamo leggere che “quando Leonard Poe si mette in testa una cosa, niente può fermarlo.” Ed è proprio con questa immagine dell’infanzia caparbiamente curiosa della vita che invitiamo i lettori, grandi e piccoli che siano, a scoprire questo testo.

INTERVISTA CON LO SCRITTORE: Alessio Del Debbio

Cari lettori, logo.001

oggi vi presentiamo, in questa nuova rubrica, lo scrittore Alessio Del Debbio. Viareggino, appassionato di fantastico, ha frequentato i corsi di scrittura di Mirko Tondi, scrittore e giornalista toscano. Numerosi suoi racconti sono usciti in riviste (come Con.tempo e StreetBook Magazine) e in antologie (come I mondi del fantasy, di Limana Umanìta, Racconti Toscani, di Historica Edizioni, Sognando, di Panesi Edizioni).

I suoi ultimi libri sono Favola di una falena (Panesi Edizioni, 2016), Ulfhednar War – La guerra dei lupi (Edizioni Il Ciliegio, 2017) e Berserkr (Dark Zone Edizioni, 2017).

Cura il blog “I mondi fantastici” che promuove scrittori emergenti di letteratura fantastica italiana. Scrive recensioni di romanzi fantasy per il portale di letteratura fantastica “Lande incantate”. Dall’estate 2015 organizza la rassegna “Un libro al tramonto” – Aperitivi letterari a Viareggio, per far conoscere autori toscani.

Conosciamolo meglio con questa breve intervista:Alessio Del Debbio

– Come è nata la passione per la scrittura?

La passione è nata e cresciuta col tempo. Da ragazzo mi divertivo a inventare storie, proseguivo le avventure degli eroi dei miei libri o fumetti preferiti, costruivo mondi fantastici e ideavo giochi insieme agli amici, poi, col tempo, queste idee, questi pensieri, sono diventate le prime storie che ho imbastito, i primi racconti da cui è iniziato il viaggio.

-Che genere di letture facevi da ragazzo e quali sono le letture che preferisci adesso?

Da ragazzo leggevo molti fumetti, soprattutto Topolino, Paperinik, I Cavalieri dello Zodiaco e i supereroi americani, non amavo molto i libri, che ho iniziato ad apprezzare terminata la scuola dell’obbligo. Le mie letture preferite sono romanzi fantastici di ogni tipo, dal fantasy classico a quello urban e contemporaneo, senza dimenticare i romanzi d’avventura, storici, di fantascienza, tutti quelli che presentano elementi fuori dal reale, fuori dal comune.

-Quale è stato il tuo primo libro pubblicato?

Il mio primo libro edito è stato Oltre le nuvole, nel 2010 (Oddio, quanto tempo è passato!), una storia di amicizia e amore, con protagonisti alcuni ragazzi di Viareggio, ritratti nel delicato momento di passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

-A quale tuo testo sei maggiormente affezionato?

Eh, difficile dirlo, un po’ a tutti. Forse a Ulfhednar War, in quanto, trattandosi di una trilogia, sono ormai molti anni che ci lavoro, per un libro o per un altro. Ma è difficile fare una classifica, racconti e romanzi sono tutti figli nostri.

-Cosa è cambiato negli ultimi tuoi testi rispetto allo stile, alle ambientazioni e ai personaggi?

Sì, direi che qualcosa è cambiato, qualcosa cambia, anche da un anno all’altro, sia perché scrivendo e continuando a scrivere ognuno affina le proprie abilità, capisce i propri punti di forza (e insiste su quelli) e le proprie debolezze, e cerca di migliorarsi, e anche di rinnovarsi continuamente. Sia per adattare i testi a target e ad atmosfere diverse. Al momento credo di essere molto più asciutto rispetto all’inizio, di prediligere la trama, il ritmo e l’intreccio rispetto a lunghe descrizioni o riflessioni.

-Nuovi progetti?

Tanti! Ci vorrebbe un libro per parlare di tutti! 😊 Al momento sono impegnato nella promozione degli ultimi romanzi usciti: Berserkr e La guerra dei lupi, due fantasy contemporanei. Nel 2018 uscirà I figli di Cardea, il secondo capitolo della trilogia Ulfhednar War, e una nuova edizione di L’ora del diavolo, questo solo per parlare dei miei libri. Nel frattempo sto curando un’antologia di racconti di scrittori italiani e aiutando alcuni amici e soci dell’associazione Nati per scrivere a curare e promuovere i loro libri. Insomma, tante cose da fare, tanti momenti di condivisione culturale!

-Quanto è difficile trovare un posto nel variegato mondo editoriale italiano?

Tanto. È inutile girarci intorno: c’è troppa offerta e poca domanda. Gli italiani, per la maggior parte, non amano leggere, preferiscono stare incollati a un cellulare e stanno rinunciando persino a parlarsi di persona. A fronte di questo sconsolato panorama, c’è un’invasione di titoli sul mercato, dovuta a tanti fattori, prevalentemente di natura commerciale, che porta il (debole) lettore medio a sentirsi disorientato. Se a questo aggiungiamo che le piccole case editrici hanno ovviamente poca possibilità di farsi pubblicità, al giusto prezzo, ci ritroviamo con le librerie e gli scaffali dei lettori pieni dai soliti titoli dei grandi editori.

Ciò detto, non bisogna lasciarsi spaventare e continuare a promuovere cultura. Questa è la missione principale per tutti coloro che bazzicano nell’incasinato mondo editoriale italiano, senza arrendersi. Tempi migliori verranno, anche perché peggiori sono difficili da immaginare… L’importante è credere nel proprio lavoro, continuare a studiare, a formarsi, a migliorare, per offrire al lettore prodotti scritti con il cuore, in grado di far breccia anche nei cuori più diffidenti e restii alle novità.

-Sei presidente di un’associazione culturale. Parlaci di questa esperienza.

Nati per scrivere è una bellissima esperienza, una creatura di cui mi sento il padre! Un gruppo di appassionati del mondo dei libri, che si ritrovano periodicamente per parlare delle loro letture e di ciò che stanno scrivendo, confrontando le idee e trovando aiuto nelle qualità e nell’interesse degli altri. Organizziamo eventi culturali, presentazioni di libri e incontri con l’autore, soprattutto in zona Viareggio e Versilia, ma siamo disponibili comunque a spostarci dove c’è interesse per il mondo dei libri.

Nel 2018 ci aspettano una nuova antologia di racconti, scritti da soci e amici di NPS, due rassegne letterarie (tra cui la storica “Un libro al tramonto”, gli aperitivi sul mare a Viareggio), fiere e incontri librosi, laboratori di scrittura creativa, workshop e tante altre sorprese!

-Grazie di aver risposto alle nostre domande. 

Grazie a voi per l’ospitalità!

Se volete seguirlo, ecco i suoi contatti:
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/alessio.deldebbio/

Blog I mondi fantastici: https://imondifantastici.blogspot.it

Sito Nati per scrivere: http://natiperscrivere.webnode.it

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KYRÖ E L’ANNO DEL CONIGLIO

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Tuomas Kyrö, L’anno del coniglio, Iperborea, Milano, 2013

Ho conosciuto Tuomas Kyrö, classe 1974, al Pisa Book Festival in occasione della presentazione del suo libro L’anno del coniglio, primo romanzo dell’autore finlandese pubblicato in Italia. È entrato nella grande sala accompagnato dalla traduttrice camminando a passi veloci. Raggiunta la poltrona, si è guardato attorno con aria timida quasi stupendosi di avere davanti una platea così numerosa. Quando è cominciata la conferenza, gli sono state poste molte domande sul libro e sulla società finlandese. È stato molto interessante ascoltarlo per capire quanta fosse la distanza tra la cultura latina a cui apparteniamo e quella nordica, propria dei paesi scandinavi. Precisando che la Finlandia è un po’ un’eccezione rispetto agli altri paesi della penisola come Norvegia e Svezia, mi sono accorta che tutto sommato le differenze si vedono e si sentono solo se non ci limitiamo a considerare gli aspetti superficiali della vita e della cultura di una nazione. Il sistema economico capitalista ha omologato tutto l’Occidente e quando qualcuno tra il pubblico ha chiesto a Kyrö se il suo libro avrebbe potuto vedere la luce anche in un qualsiasi altro paese europeo, ha risposto affermativamente. Ma, attenzione, qui entra in gioco la bravura dell’autore nel caratterizzare i personaggi con tutte le loro peculiarità finlandesi. E di bravura, in questo senso, Kyrö ne ha avuta molta. Di fatto, il romanzo narra le vicende un po’ picaresche e amare di Vatanescu, clandestino fuggito da una Romania povera e senza prospettive nel tentativo di sbarcare il lunario nel ricco Occidente e precisamente in Finlandia. Disgraziatamente finisce però nelle mani di un losco personaggio ex-agente del KGB russo che ha pensato bene di cambiare mestiere guadagnando sullo sfruttamento dei malcapitati mendicanti di cui si fa, a parole, garante. Cominciano così le disavventure di Vatanescu attraverso le città e gli infiniti spazi della Lapponia.

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L’autore al Pisa Book Festival del 2017

Il tono del romanzo, pur toccando un argomento molto sentito come quello dell’immigrazione, non è mai tragico né moraleggiante. Kyrö si limita ad usare l’ironia per smascherare tutte le ipocrisie del mondo occidentale, dal burocratismo dietro al quale parte della società si nasconde per non dover giustificare il proprio comportamento razzista e classista, al finto “buonismo”, al finto “ambientalismo” che non sa riconoscere le priorità dell’individuo rispetto alla tutela dell’ambiente. Tra i tanti personaggi, solo i più poveri e gli emarginati mantengono una loro autenticità, una purezza di pasoliniana memoria. Come una bella favola, il romanzo si chiude con il superamento di ogni difficoltà da parte di Vatanescu che ottiene la sua rivincita sulle tante umiliazioni raggiungendo l’obiettivo per il quale si era dato alla clandestinità: comprare un paio di scarpe da calcio per il proprio figlio Miklos. E, con questo “happy end”, noi non possiamo altro che augurarci che ci siano presto nuove traduzioni dei libri di Kyrö. Kiitos Tuomas!