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Intervista con l’autore: Romina Bramanti

Cari lettori, oggi abbiamo incontrato Romina Bramanti, nata e cresciuta in Versilia, scrittrice di prosa e poesia.

– Com’è nata la passione per la scrittura?

Da bambina mi sono accorta che esprimermi a parole non era il mio forte, vuoi per la timidezza, vuoi per il fatto che abitavo in aperta campagna ed ero circondata soprattutto da persone adulte. La poesia mi permetteva di esprimere quello che vedevo e sentivo. Non ho mai smesso!

– Sei scrittrice di prosa e poesia. Che differenza trovi tra i due linguaggi e in quale dei due preferisci esprimerti?

Diciamo che sto maturando molto nella prosa che ho abbracciato in questi ultimi anni, ma il grande amore della mia vita resta la poesia. Comunque mi sto divertendo a spaziare di genere in modo da confrontarmi con me stessa su più piani. Indubbiamente le differenze sono soprattutto nello spirito di chi scrive e di conseguenza di chi legge. Anche se ad oggi, personalmente, non trovo più una differenza netta nei due linguaggi, anzi nel testo di Euridice mi accorgo sempre più di aver usato molta poesia in modo da ‘costringere’ il lettore a scrutarsi dentro un po’ come la nostra cara ninfa!meta

– La tua fonte d’ispirazione?

Tutto. Tutto quello che mi circonda è da sempre un forte stimolo. Oggi cerco spesso di fondere insieme varie forme d’arte proprio perché lo stimolo che ricevo è talmente forte che non mi basta più la sola scrittura per cercare di esprimerlo. Non essendo né una musicista, né un’illustratrice, ricerco intorno a me, anime affini con le quali percorro un tragitto e con le quali riesco a esprimermi in maniera più forbita. Naturalmente il tutto solo per far sì che i lettori si sentano immersi in quel ‘tutto’ che riesce a stimolare le mie (e degli artisti che mi affiancano) emozioni e sentimenti.

– Parliamo del tuo ultimo libro pubblicato Euridice. Perché hai scelto un tema mitologico? Come lo hai sviluppato?

Euridice è un progetto che mi è stato commissionato dall’editrice della Bakemono Lab di Roma, Valentina Cestra. Praticamente ci siamo incontrate a Firenze e ha sottoposto a me e all’illustratrice Laura Bazzechi, la sua idea. Devo dire che da subito sia io che Laura abbiamo abbracciato il progetto con grande entusiasmo. Tornata a casa ho cercato tutti i testi del mito di Orfeo ed Euridice compresi testi teatrali, canzoni recenti o meno, quadri, descrizioni degli inferi e delle creature mitologiche che ne potevano fare da contorno. Di ogni elemento che colpiva la mia curiosità ho preso traccia e ho cercato di riportarlo nel testo. Inoltre, vista la particolarità, ho voluto che il lettore fosse catapultato direttamente nell’anima di Euridice, volevo che fosse un percorso e una visione tali che l’immedesimazione fosse imprescindibile. Ecco perché ho proposto l’utilizzo della prima persona. euri

– Altri progetti a cui collabori nel mondo della cultura?

Faccio parte dell’associazione culturale Nati per Scrivere che grazie al nostro presidente (Alessio Del Debbio) è presente praticamente su tutto il territorio: Roma, Torino, Milano, Sestri Levante, e naturalmente con diversi eventi sul territorio versiliese: un libro al tramonto e i venerdì letterari di villa Borbone giusto per citarne un paio. Sono membro del gruppo di artisti TOF (Testo Originale a Fronte) con il quale organizzo periodicamente rassegne poetiche e presentazione di autori di zona. Ideatrice del concorso fotografico letterario Bramanti #paroleinposa che è giunto alla sua terza edizione e che stiamo portando, grazie a Dark Zone nella persona di Francesca Pace, a livello nazionale inserendo anche molte novità. Ma non voglio svelare troppo!

– Idee per il futuro?

Dopo aver ripreso i diritti del mio romanzo ‘Il Custode dei Cuori’ sto provvedendo ad un editing radicale che spero mi porterà presto alla sua ripubblicazione naturalmente comprensiva del seguito già steso e pronto nel cassetto da un anno. Inoltre è prevista la stesura del terzo capitolo che però prevede una stesura a due mani con l’amica nonché autrice Linda Lercari. Poi chissà… idee tantissime!

– In breve, potresti descriverci i libri fino a questo momento da te pubblicati?

Il primo libro è stata la silloge ‘A cuore vivo’ edita Giovane Holden Edizioni nel 2013 a cui è seguito nel 2014 il romanzo onirico ‘Il Custode dei Cuori’ con la stessa casa editrice. Nel 2017 sono usciti due brevi racconti (‘Lui’ e ‘Interessante’ rispettivamente un noir e un erotico) sull’antologia Brevi Autori vol.4 dell’associazione Bravi Autori.it. Alla fine del 2017 ho auto pubblicato insieme all’illustratrice Chiara Chiozzi una nuova silloge intitolata ‘Metamorfosi del cuore’. A inizio 2018 la casa editrice Bakemono Lab ha pubblicato la mia ‘Euridice’.

– Un pensiero per i nostri lettori.

Leggere non è un reato. Ma anche se lo fosse ne varrebbe comunque la pena!

Se volete conoscere meglio “Metamorfosi del cuore”, qui troverete il link al booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=9GQwtw8NbKE

Grazie a Romina Bramanti per aver risposto alla nostra breve intervista. Alla prossima!

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LE PORTE DEL CIELO. SCOPRIRE IL ROMANICO IN TOSCANA

le porte del cielodi Chiara Rantini

Simone Bartolini, Le porte del cielo. Percorsi di luce nelle chiese romaniche toscane, Ed. Polistampa, Firenze, 2017
Questo testo ha origine da uno studio approfondito sul simbolismo della luce all’interno delle chiese romaniche; nello specifico, la ricerca si concentra sull’osservazione della luce in alcuni periodi dell’anno: dal giorno di Pasqua agli equinozi e ai solstizi. Si tratta dunque di un lavoro dettagliato che prende in esame ben 44 chiese toscane, documentando tutta la ricerca con mappe e foto esplicative.

La consuetudine di costruire il tempio di Dio con orientazione verso il sorgere del sole fu praticata per gran parte del primo millennio ma si perse progressivamente a partire dal IX-X secolo, conseguentemente all’allontanarsi della chiesa d’Occidente dalla tradizione del cristianesimo antico e di fatto sovvertendo le indicazioni date dai Padri riuniti al Concilio di Nicea nel 325.

Fin dai testi evangelici e veterotestamentari, la luce è immagine di Dio e rivelazione della presenza del divino. Ne consegue il simbolismo legato a Cristo, inteso come sole nascente, luce che penetra nella notte e dissipa le ombre.

Il libro rappresenta inoltre un’ottima occasione per approfondire certi aspetti della storia religiosa locale e per promuovere la cura di luoghi importanti per la nostra cultura.

 
Simone Bartolini, lavora come cartografo presso la Direzione Geodetica dell’Istituto Geografico Militare. Appassionato di astronomia ha realizzato vari quadranti solari, tra cui ricordiamo l’orologio solare della piazza di Panicaglia nel Comune di Borgo San Lorenzo (FI) e il complesso gnomonico del parco pubblico del monastero buddista di Nan Lian Garden ad Hong Kong (primo premio al X concorso internazionale Shadow of Time). Ha scritto due libri riguardanti gli strumenti astronomici e le meridiane realizzate da Egnazio Danti nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze ed il libro SOLE e SIMBOLI sugli zodiaci di San Miniato al Monte e del battistero di San Giovanni a Firenze. Scrive su riviste culturali e scientifiche italiane ed inglesi tra cui Gnomonica Italiana e The British Sundial Society.

INTERVISTA CON LA SCRITTRICE: CLAUDIA MUSCOLINO

Claudia2016Cari lettori, in questa breve intervista conoscerete Claudia Muscolino, una scrittrice fiorentina molto attiva nel panorama letterario degli autori emergenti. Le abbiamo chiesto di parlarci della sua poesia e dei rapporti che intercorrono tra di essa e la narrativa, quindi delle sue pubblicazioni e dei progetti per il futuro. Ma prima dell’intervista, qualche breve notizia biografica.

Claudia Muscolino è nata a Firenze; si è laureata in Scienze Politiche, attualmente è un funzionario della Pubblica Amministrazione. Da sempre ha coltivato una profonda passione per la poesia e la letteratura. Ha esordito come poetessa con ” Il Drago e le nuvole” e l’antologia ” Poesia Impura”. Il suo primo racconto è stato pubblicato nella raccolta “Tagli” curata da Marco Vichi e la sua prima opera di narrativa “A casa per Natale e racconti per tutto l’anno” è stato tra i vincitori del premio letterario Città di Murex 2016. Di recente è uscita la sua seconda raccolta di poesie “Carichi dispersi”.

L’intervista che segue è a cura di Chiara Rantini.

Come ti sei avvicinata al mondo della scrittura?

Ho sempre scritto poesie, fin da giovanissima. Per molto tempo, trascinata da vari eventi, l’avevo relegata a un ruolo secondario della mia vita, finché un’amica giornalista non mi parlè di una raccolta di poesie di poetesse arabe contemporanee. Quei versi fecero riemergere la mia passione e ho ripreso a scrivere poesie, fino a pubblicare nel 2012 una silloge “Il Drago e le nuvole”. Successivamente ho cominciato a dedicarmi anche alla narrativa, in seguito a un corso di scrittura creativa. Il mio primo racconto era intitolato “Sciopero!” e narrava una pagina di storia, sia familiare che politica, come me l’aveva tramandata mia nonna: con grande gioia è stata scelta per essere pubblicata nella raccolta “Tagli” curata da Marco Vichi.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Gli eventi della vita quotidiana, i libri che leggo, i film, la natura, la famiglia, i viaggi che ho fatto e la città dove vivo. Non posso dire di avere una fonte precisa.

Prima viene la poesia o la prosa?

Viene prima la poesia: è stato il primo strumento che mi ha permesso di esprimermi, di dialogare con me stessa, con le parti di me più oscure. Grazie alla prosa, invece, ho imparato a entrare dentro gli altri.

Ci sono degli autori che hanno maggiormente influenzato il tuo personale percorso di scrittura?

Sono sempre stata una lettrice onnivora e ho moltissimi autori, ma soprattutto autrici, che mi hanno “guidata” nel mio percorso. Le prime sono state Jane Austen per la narrativa ed Emily Dickinson per la poesia seguite da molte altre!

Hai all’attivo una raccolta di racconti. Quanto potenziale ha questo genere di composizione letteraria rispetto al tradizionale romanzo?

Purtroppo nel nostro paese le raccolte di racconti non sono molto apprezzati e spesso vengono scartati dagli editori; altrove hanno più fortuna. Basti pensare che Alice Munro ha vinto un Nobel per la letteratura. Secondo me il racconto ha un grande potenziale: impedisce al lettore di distrarsi, tiene ancorati alle pagine e consente anche una lettura non continuativa. Questo dovrebbe avere una grande importanza in Italia dove il numero di chi legge continua a diminuire

Essere una scrittrice emergente significa anche poter incontrare e conoscere direttamente il pubblico di lettori. Quanto è importante, per te, questo tipo di esperienza?

Ha una grande importanza perché mi ha consentito, e mi consente, di creare un legame diretto con chi leggerà i miei libri. Per me costituisce una grande opportunità.

Progetti per il futuro?

Ho finito di scrivere il mio primo romanzo da alcuni mesi. Al momento non ho trovato un editore interessato alla pubblicazione, ma continuo ad avere fiducia: scrivere questo libro mi ha aiutata in un periodo molto difficile della mia vita, confermando il grande potere della narrazione. Significa molto per me, e mi auguro di poter fare in modo che presto i miei lettori abbiano un’altra occasione per leggermi e incontrarmi.

dragoRicordiamo le sue pubblicazioni:

-Il Drago e le Nuvole – Edizioni Rupe Mutevole 2012

-Poesia Impura, AA.VV. – Edizioni Divinafollia 2013

-Tagli 33 scritture, AA.VV. a cura di Marco Vichi – Edizioni Felici 2014

-A casa per Natale e racconti per tutto l’anno – Edizioni Porto Seguro 2016

-Tutte le facce di Firenze, AA.VV. – Edizioni Il Foglio 2017

-Storie- sostantivo femminile plurale, AA.VV. – Edizioni Nardini 2017  natal

-Carichi dispersi – Edizioni Il Poggio 2017

-Squilibri, AA.VV – Edizioni Porto Seguro 2017

Se volete approfondire la conoscenza della sua raccolta di racconti: https://comelapioggiablohttps://comelapioggiablog.wordpress.com/2017/01/31/a-casa-per-natale/g.wordpress.com/2017/01/31/a-casa-per-natale/

indexe della sua silloge poetica:

https://comelapioggiablog.wordpress.com/2018/01/09/il-peso-della-memoria-una-silloge-di-claudia-muscolino/

 

“C’era due volte Marcovaldo”. Incontro col pictor-poeta Massimo De Micco.

 

libromarcovaldoMassimo De Micco si camuffa dietro lo pseudonimo Coppo di Marcovaldo perché per accostare i grandi bisogna indossare una protezione. Tra i grandi annovera Borges, Calvino, Chesterton e Rodari che gli hanno insegnato a rivoltare la realtà come un calzino in cerca di quel poco o tanto di felicità che contiene. E quando non la trova nella realtà la cercherà nella lingua, per l’esattezza sulla punta della lingua dove vanno a nascondersi le parole veritiere. La sua formazione psicologica e il suo lavoro nella formazione professionale lo hanno messo in contatto con tanti “Marcovaldi” in cerca di autore, persone semplici capaci di pensieri complessi, vite ai margini del chiacchiericcio e della reclàme, sorci sordi che non seguono il Pifferaio di turno. E forse per lunga consuetudine un po’ Marcovaldo il nostro autore lo è diventato.
Sono comparse alcune sue poesie nel volume “Affluenti”, ed. Ensemble; ha pubblicato “C’era due volte Marcovaldo“, ed. Fuori Binario, articoli su letteratura, filosofia, scuola e infanzia su riviste specializzate cartacee e online (Tlon, Psicolab, Ecole, Kykeion…) e illustrazioni per le case editrici Giunti e Alpes.

– Poesia, prosa, pittura: quale detiene il posto di onore?
La pittura viene prima, perché disegnavo qualcosina già prima di parlare.
Le parole sono così andate ad unirsi alle immagini e tuttora si accompagnano alle figure che evocavo e anche all’immagine del testo. Scrivo come dipingo, con ampie pennellate che lasciano al pubblico la libertà di ricostruire ciò che sta intorno e dietro.
– Come nasce il personaggio di Coppo?
Marcovaldo è una lettura che mi propose mia madre in una fase della vita in cui non trovavo pi gusto nella lettura. Il rimedio funzionò e di lì a poco ebbi bisogno degli occhiali.
Ho ripensato a quel personaggio quando ho sentito l’esigenza di scrivere con leggerezza di cose gravissime come il razzismo, l’antipauperismo e il sistema delle grandi opere. Coppo si è aggiunto a Marcovaldo quando ho pubblicato i racconti che eccedevano l’edizione cartacea su Facebook, perché Facebook è un gioco e volevo che restasse tale, chiamare l’autore delle mie cose con il nome di un pittore fiorentino che decorò il Battistero  insieme a Cimabue mi aiuta a muovermi a mezz’aria tra il cielo della letteratura e l’inferno che ribolle sotto i social network.
– Realtà o fantasia? Cosa ti ispira di più?
Ho assunto un nome d’arte proprio per non essere legato a una scuola o a un modo di fare, perciò le mie fonti di ispirazione variano e sono tante come le risposte che gli scrittori che ho letto hanno dato a questa domanda. Ne ricordo alcune: per Coleridge la poesia è immaginazione, per Wordsworth emozione raccolta in solitudine; un poeta delle nostre parti scrisse “Realtà vince il sogno” e un altro di diversa fede mise in una canzone politica questi versi “Noi non vogliam sperare niente, il nostro sogno è la realtà”. Se guardo indietro a quello che ha combinato Coppo di Marcovaldo e non a quello a cui fantastica di volersi ispirare, direi che o ispirano gli equivoci e i contrasti.
– Parliamo della poesia. Chi sono gli autori che ti hanno maggiormente influenzato?
Troppi, tanto è vero che sono ancora alla ricerca di un mio linguaggio poetico, perché in poesia non ho un marcovaldo che virgilianamente mi prende per mano garantendomi che prima o poi si uscirà a rivedere qualche stellina. Tra tutti mi sentirei di scegliere Guido Gozzano, con la sua attenzione entomologica a scorgere il grande e l’immenso nel piccolo e nel minuscolo e Edgar Lee Masters e la sua impresa titanica di dare ragione di ogni esistenza e dei suoi intrecci con le altre in poche sceltissime parole che però mi pare che non si allontanano mai troppo dall’eloquio lingua familiare, anche se questo bisognerebbe chiederlo a qualcuno per cui l’americano è più familiare. Brecht e Benn, le poesie che scrissero prima delle vicende politiche che li divisero (c’è un Marcovaldo in proposito, “Il Poeta“). Poi la poesia persiana del nostro Medio Evo (Attar, Nezami, Rumi, Hafiz…) Via via sto scoprendo l’universo poetico di un grande autore irakeno recentemente scomparso, un amico, Hasan Hatya al Nassar. Le sue poesie aprono l’antologia “Affluenti” a cui sono felice di partecipare.
– Fai anche delle collaborazioni con riviste locali. Quali sono, secondo te, le criticità maggiori delle città e del territorio fiorentino in particolare?
Il turismo e le grandi opere, due facce della stessa moneta, una moneta che servirà per pagare quanti saranno desiderosi o costretti a lasciare la città in mano a quel brutto intreccio di speculazione edilizia e sfruttamento dell’immagine che chiamano “gentrificazione”.
– Recentemente a Roma è stata allestita una tua mostra di pittura e poesia. Parlaci di questa iniziativa.
Avevo preso il brutto vizio di postare su facebook i miei disegni e qualche quadro e il gestore di un locale dell’urbe che conosco e che ha ospitato alcune serate poetiche a cui ho partecipato mi chiese se volevo unire poesia e pittura in una mostra. E’ il B-Folk a Centocelle, piccolo ma agguerrito, che organizza eventi che a uno che viene dalla provincialissima Firenze sembrano tutti di una qualità inimmaginabile. Per l’occasione commentai in poesia alcuni quadri. Al di là del risultato, vedo con favore la poesia d’occasione che non faceva inorridire i classici e che è stata umiliata dal culto romantico del genio che in fin dei conti ci ha dato le guerre napoleoniche e altri macelli.
– Progetti per il futuro.
Ripeterò l’esperimento del B-Folk in un locale di Firenze Sud a metà febbraio. A breve dovrebbe uscire una nuova raccolta di “marcovaldi”.
– Per concludere, un tuo pensiero da regalare ai lettori.
Leggete Come la Pioggia e seguite questi ragazzi che conosco da tanti anni e che mi stupiscono sempre per come affrontano con coraggio e con costanza ogni nuova impresa.

Grazie a Massimo De Micco e alla prossima intervista!

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INTERVISTA CON LA SCRITTRICE PAOLA PICCHIONI

Cari Lettori,

oggi vi presentiamo, in questa nuova rubrica, la scrittrice Paola Picchioni. Picchioni

Paola Picchioni nasce a Fucecchio, si laurea in Lingue e consegue il Dottorato in Anglistica a Pisa. Pubblica saggi di critica letteraria e ha esperienze di traduttrice ed editor. Vince il premio speciale della giuria del Concorso InediTO 2013 con Colline Pisane. Pubblica alcuni racconti tra cui “Pensione Stella” in Profondo Blu e “Come un cane” in Sensi e Dissensi. Esce il primo romanzo Miraggio.it ed. Carmignani (2015) e partecipa al progetto leterario Cento di questi sogni ed. MdS (2016) con due flash fiction. A due anni dall’uscita di Miraggio.it, l’autrice pisana ritorna con il secondo volume dal titolo Figli di Un Mondo Nuovo, edito sempre da Carmignani.

Ciao Paola!

Parlaci della tua passione per la scrittura. Quando è nata e quanto è importante per la tua vita?

Ho sempre scritto fin da bambina, diari, lettere, articoli per i giornalini della scuola, inviti, commemorazioni, lettere formali per chi me le chiedeva, e persino i verbali a scuola quando ancora non esisteva la figura del verbalista. Ho cominciato a scrivere narrativa dieci anni fa quando un’amica di scuola, che ben conosceva questa propensione alla scrittura, mi ha spinta a farlo.

-Hai all’attivo due romanzi, di cui uno pubblicato recentemente. Come riesci a conciliare la tua professione di insegnante con “il mestiere di scrivere”?

In verità prima dei romanzi del ciclo di Miraggio.it ho scritto la raccolta di racconti Colline pisane pubblicata, diversi racconti e ancor prima un romanzo che è sempre nel cassetto, per cui dedico tutti i giorni di ferie a questa attività. In genere, non scrivo quando lavoro se non piccoli racconti; durante l’inverno in genere mi occupo solo delle presentazioni o della correzione delle bozze. Se ho lavorato intensamente ad un romanzo in agosto poi devo aspettare la settimana di Natale per riprenderlo, ma è probabile che lo termini l’estate successiva. E’ successo così con Miraggio.it (tre estati) e con Figli di un Mondo Nuovo (due estati).

-Secondo te, cosa può indurre un giovane oggi a preferire la lettura di un libro piuttosto che l’intrattenimento multimediale?

I genitori e gli insegnanti possono farlo, semplicemente obbligandoli. Io ho scoperto così la lettura! I miei insegnanti alle medie e liceo mi hanno obbligata e da lì ho cominciato. Non lo avrei mai fatto da sola, avevo la TV, le lezioni di piano, il teatro, gli amici. Nessun giovane lo farebbe mai! Quando leggi la vita si ferma! Come può un ragazzino pensare a fermare la propria esistenza per leggere delle pagine stampate o virtuali? L’adulto deve costringere il ragazzo a leggere e poi scatterà qualcosa da sé, che per qualcuno come me e te sarà una dipendenza che durerà tutta la vita; se non scatta pazienza!

-Nei tuoi romanzi tocchi questioni sociali di un certo spessore. Cosa è più importante per te: costruire una trama perfetta o suscitare la riflessione su alcuni temi?

Sono entrambe importanti. Una trama che funziona e far riflettere su come il mondo è cambiato e sta cambiando. Però ci tengo molto anche a “intrattenere”. Io sono felice quando mi dicono i lettori che si sono divertiti.

-L’idea di partenza di un tuo testo da cosa ha origine? Un pensiero, una suggestione, un’immagine…

Dipende dal tipo di libro che faccio. Per Colline pisane e il precedente ho voluto raccontare storie di tipo autobiografico quindi non ho fatto altro che cercare un filo conduttore e poi lavorare nella memoria facendo più un lavoro di regressione che non di creazione. Nel ciclo di Miraggio.it , invece, mi invento i personaggi a tavolino, costruisco delle trame e poi li lascio venir fuori da soli. Certe battute, certi eventi mi vengono in mente all’improvviso mentre sto facendo altro (cucinare, passeggiare, parlare con mio marito o gli amici… ) e corro ad appuntarmele nel file “Progetto” o sul cellulare se sono lontano da casa. Quel file si arricchisce di volta in volta anche mentre sto già scrivendo la prima bozza.

-Quali sono state e quali sono adesso i tuoi generi letterari e i tuoi autori preferiti?

Il mio preferito in assoluto è la poesia tanto che ho rischiato di diventare un ricercatore universitario del Dipartimento di Anglistica (ho un trascorso di collaborazione col prof. A.L. Johnson dell’Università di Pisa). Tuttavia, non ho mai osato scrivere una poesia, forse proprio per rispetto al genere! Credo, invece, che scrivere narrativa sia alla portata di tutti, o quasi, per cui non si faccia grossi danni se ci si prova!

-Essendo una scrittrice emergente, quanto è difficile, nel mondo di oggi, raggiungere il maggior numero di pubblico possibile?

E’ tanto difficile e spesso anche frustrante. Tuttavia, ho imparato ad accontentarmi dei miei pochi ma entusiasti lettori che mi riempiono di gioia ogni volta che esce un nuovo libro.

-Nella stesura di un romanzo quale è la parte più importante?

In parte ti ho già risposto. Nel ciclo che sto scrivendo i personaggi sono decisamente la cosa più importante, se funzionano loro, soprattutto i protagonisti, poi tutto il resto viene da sé.

Grazie a Paola Picchioni di aver risposto alle nostre domande. Le auguriamo un buon lavoro!cop_picchioni_ml

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INTERVISTA CON LO SCRITTORE: Alessio Del Debbio

Cari lettori, logo.001

oggi vi presentiamo, in questa nuova rubrica, lo scrittore Alessio Del Debbio. Viareggino, appassionato di fantastico, ha frequentato i corsi di scrittura di Mirko Tondi, scrittore e giornalista toscano. Numerosi suoi racconti sono usciti in riviste (come Con.tempo e StreetBook Magazine) e in antologie (come I mondi del fantasy, di Limana Umanìta, Racconti Toscani, di Historica Edizioni, Sognando, di Panesi Edizioni).

I suoi ultimi libri sono Favola di una falena (Panesi Edizioni, 2016), Ulfhednar War – La guerra dei lupi (Edizioni Il Ciliegio, 2017) e Berserkr (Dark Zone Edizioni, 2017).

Cura il blog “I mondi fantastici” che promuove scrittori emergenti di letteratura fantastica italiana. Scrive recensioni di romanzi fantasy per il portale di letteratura fantastica “Lande incantate”. Dall’estate 2015 organizza la rassegna “Un libro al tramonto” – Aperitivi letterari a Viareggio, per far conoscere autori toscani.

Conosciamolo meglio con questa breve intervista:Alessio Del Debbio

– Come è nata la passione per la scrittura?

La passione è nata e cresciuta col tempo. Da ragazzo mi divertivo a inventare storie, proseguivo le avventure degli eroi dei miei libri o fumetti preferiti, costruivo mondi fantastici e ideavo giochi insieme agli amici, poi, col tempo, queste idee, questi pensieri, sono diventate le prime storie che ho imbastito, i primi racconti da cui è iniziato il viaggio.

-Che genere di letture facevi da ragazzo e quali sono le letture che preferisci adesso?

Da ragazzo leggevo molti fumetti, soprattutto Topolino, Paperinik, I Cavalieri dello Zodiaco e i supereroi americani, non amavo molto i libri, che ho iniziato ad apprezzare terminata la scuola dell’obbligo. Le mie letture preferite sono romanzi fantastici di ogni tipo, dal fantasy classico a quello urban e contemporaneo, senza dimenticare i romanzi d’avventura, storici, di fantascienza, tutti quelli che presentano elementi fuori dal reale, fuori dal comune.

-Quale è stato il tuo primo libro pubblicato?

Il mio primo libro edito è stato Oltre le nuvole, nel 2010 (Oddio, quanto tempo è passato!), una storia di amicizia e amore, con protagonisti alcuni ragazzi di Viareggio, ritratti nel delicato momento di passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

-A quale tuo testo sei maggiormente affezionato?

Eh, difficile dirlo, un po’ a tutti. Forse a Ulfhednar War, in quanto, trattandosi di una trilogia, sono ormai molti anni che ci lavoro, per un libro o per un altro. Ma è difficile fare una classifica, racconti e romanzi sono tutti figli nostri.

-Cosa è cambiato negli ultimi tuoi testi rispetto allo stile, alle ambientazioni e ai personaggi?

Sì, direi che qualcosa è cambiato, qualcosa cambia, anche da un anno all’altro, sia perché scrivendo e continuando a scrivere ognuno affina le proprie abilità, capisce i propri punti di forza (e insiste su quelli) e le proprie debolezze, e cerca di migliorarsi, e anche di rinnovarsi continuamente. Sia per adattare i testi a target e ad atmosfere diverse. Al momento credo di essere molto più asciutto rispetto all’inizio, di prediligere la trama, il ritmo e l’intreccio rispetto a lunghe descrizioni o riflessioni.

-Nuovi progetti?

Tanti! Ci vorrebbe un libro per parlare di tutti! 😊 Al momento sono impegnato nella promozione degli ultimi romanzi usciti: Berserkr e La guerra dei lupi, due fantasy contemporanei. Nel 2018 uscirà I figli di Cardea, il secondo capitolo della trilogia Ulfhednar War, e una nuova edizione di L’ora del diavolo, questo solo per parlare dei miei libri. Nel frattempo sto curando un’antologia di racconti di scrittori italiani e aiutando alcuni amici e soci dell’associazione Nati per scrivere a curare e promuovere i loro libri. Insomma, tante cose da fare, tanti momenti di condivisione culturale!

-Quanto è difficile trovare un posto nel variegato mondo editoriale italiano?

Tanto. È inutile girarci intorno: c’è troppa offerta e poca domanda. Gli italiani, per la maggior parte, non amano leggere, preferiscono stare incollati a un cellulare e stanno rinunciando persino a parlarsi di persona. A fronte di questo sconsolato panorama, c’è un’invasione di titoli sul mercato, dovuta a tanti fattori, prevalentemente di natura commerciale, che porta il (debole) lettore medio a sentirsi disorientato. Se a questo aggiungiamo che le piccole case editrici hanno ovviamente poca possibilità di farsi pubblicità, al giusto prezzo, ci ritroviamo con le librerie e gli scaffali dei lettori pieni dai soliti titoli dei grandi editori.

Ciò detto, non bisogna lasciarsi spaventare e continuare a promuovere cultura. Questa è la missione principale per tutti coloro che bazzicano nell’incasinato mondo editoriale italiano, senza arrendersi. Tempi migliori verranno, anche perché peggiori sono difficili da immaginare… L’importante è credere nel proprio lavoro, continuare a studiare, a formarsi, a migliorare, per offrire al lettore prodotti scritti con il cuore, in grado di far breccia anche nei cuori più diffidenti e restii alle novità.

-Sei presidente di un’associazione culturale. Parlaci di questa esperienza.

Nati per scrivere è una bellissima esperienza, una creatura di cui mi sento il padre! Un gruppo di appassionati del mondo dei libri, che si ritrovano periodicamente per parlare delle loro letture e di ciò che stanno scrivendo, confrontando le idee e trovando aiuto nelle qualità e nell’interesse degli altri. Organizziamo eventi culturali, presentazioni di libri e incontri con l’autore, soprattutto in zona Viareggio e Versilia, ma siamo disponibili comunque a spostarci dove c’è interesse per il mondo dei libri.

Nel 2018 ci aspettano una nuova antologia di racconti, scritti da soci e amici di NPS, due rassegne letterarie (tra cui la storica “Un libro al tramonto”, gli aperitivi sul mare a Viareggio), fiere e incontri librosi, laboratori di scrittura creativa, workshop e tante altre sorprese!

-Grazie di aver risposto alle nostre domande. 

Grazie a voi per l’ospitalità!

Se volete seguirlo, ecco i suoi contatti:
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/alessio.deldebbio/

Blog I mondi fantastici: https://imondifantastici.blogspot.it

Sito Nati per scrivere: http://natiperscrivere.webnode.it

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