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Il diritto al rispetto. Una finestra sul pensiero di Janusz Korczak

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di Chiara Rantini

Laura Giuliani, Korczak l’umanesimo a misura di bambino. Casa Editrice Il Margine, Trento, 2016

Di Janusz Korczak non è stato pubblicato molto in lingua italiana. Eppure, oltre ad illustre pedagogista, fu medico e scrittore di racconti e di romanzi per bambini e adulti. Con ciò, possiamo dire che fu un uomo in cui tutti i carismi furono posti al servizio di una grande causa: l’attenzione per l’infanzia perché Korczak fu un umanista nel vero senso della parola, in quanto il suo umanesimo non fu una pura teoria ma una prassi di vita.

Fin dalla sua infanzia, sperimentò un senso di empatia verso tutti coloro che, a causa della povertà, vivevano in condizione di svantaggio sociale e culturale. Da ciò, nacque il suo desiderio che,in età adulta, divenne una missione, di soccorrere e di assicurare un futuro migliore ai tanti innocenti colpiti dalla malasorte. Viaggiò molto informandosi sui metodi di cura studiati all’estero e quando fece ritorno nella sua amata Varsavia dette vita alla “Casa degli orfani”, dando così l’opportunità a centinaia di bambini di poter vivere in un ambiente in cui, oltre a ricevere cibo e accoglienza, potevano sperimentare una nuova concezione di teoria e di prassi educativa. La fedeltà del “vecchio dottore” all’infanzia si espresse sino alla fine della sua vita con l’ultimo viaggio che lo condusse insieme ai suoi bambini alla morte nel campo di concentramento di Treblinka.

Ma torniamo a parlare della sua vocazione all’amore per l’umanità e per il bambino nello specifico. Korczak non era un ebreo praticante, nel senso che non frequentava abitualmente la sinagoga e tuttavia la dedizione nei confronti dei bambini in lui fu espressione di una religiosità che permeò tutta la sua produzione pedagogica e letteraria.

Nel suo libro di preghiere intitolato A tu per tu con Dio dà voce all’umanità intera colta nel suo dialogo con Dio. E cosa si può chiedere a Dio se non la forza di perseverare nell’amore, di resistere al male, così come, con parole simili, testimoniava Etty Hillesum in quella sorta di “dialogo” con se stessa che fu il suo Diario? Alla base del concetto di cura per l’infanzia di Korczak c’è la convinzione che il bambino rappresenta il punto di partenza per la formazione di un’umanità degna di questo nome e per la costruzione di una nuova mentalità (un nuovo umanesimo dunque) capace di erigere una società più giusta. Perché questo processo potesse divenire una realtà e non più solo un’utopia, occorreva ripartire dal concetto di diritto ed estenderlo al bambino. Korczak non ammetteva che si potesse considerare l’infanzia come una fase della vita pensata in funzione dell’età adulta. Perciò l’immagine del bambino come persona in potenza doveva essere assolutamente respinta. Il pedagogista polacco rivendicava il diritto del bambino al presente, a vivere la propria età secondo il proprio sviluppo, libero da condizionamenti che, nel bene e nel male, gli avrebbero impedito di seguire la propria via, il proprio e unico corso delle esperienze. Ma il pensiero di Korczak non si limita solo a questo aspetto del diritto che oggigiorno viene riconosciuto senza grandi difficoltà. Ciò che ancora provoca stupore è l’estensione del concetto di diritto a qualcosa che, giuridicamente non è quantificabile né definibile: il rispetto. L’idea del diritto al rispetto dei sentimenti, delle emozioni, dei pensieri in una creatura così fragile e in formazione come è il bambino ci mette di fronte alla grandezza del pensiero del pedagogista polacco. Gli educatori, i maestri, i genitori e gli adulti in generale dovrebbero sempre tenere conto di questa realtà nei rapporti con i bambini perché il rispetto è il primo passo per stabilire una relazione di pace e di amore che durerà nel tempo. Negli anni in cui Korczak metteva nero su bianco le sue idee, praticandole oltremodo nella sua “Casa per gli orfani”, in Europa si seguivano altre vie, altri concetti di educazione diametralmente opposti che seminarono nelle giovani generazioni odio e disprezzo, amore per la morte e disperazione.

Il libro di Laura Giuliani, laureata in pedagogia e insegnante di ruolo, ricostruisce le tappe della vita e dell’opera di Korczak seguendo una divisione in quattro parti. Una prima parte biografica in cui oltre alla vita del pedagogista emerge il contesto storico, sociale e culturale della Varsavia della fine del secolo XIX e dell’inizio del XX; una seconda parte in cui viene analizzata la personalità di Korczak da un punto di vista religioso e politico e infine una terza e quarta parte dove l’autrice si sofferma maggiormente sulle questioni pedagogiche ed educative. Chiude il volume una postfazione di K. Biernacka-Licznar dell’università di Wroclaw in cui viene ribadita l’importanza della pedagogia korczakiana in Polonia e la sua ricaduta in Italia. Il merito del testo di Laura Giuliani è quello di aver reso fruibile il pensiero del grande pedagogista polacco anche per coloro che non sono addetti ai lavori, dando così la giusta valorizzazione ad un autore che ha radicalmente rivoluzionato l’immagine del bambino nella società moderna e civilizzata.

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