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«La domenica pensavo a Dio»

la domenica pensavo a Diodi Chiara Rantini

Lutz Seiler, classe 1963, nasce in un distretto minerario della Turingia, nella ex Repubblica Democratica Tedesca, in una cittadina che oggi non esiste più. Tra le tante voci poetiche emerse dopo la Wende, la sua è considerata quella di maggior rilievo.
Nella sua lirica la dimensione biografica e personale si fonde con i temi della storia e dell’elegia paesaggistica. Si tratta di una poesia evocativa dove gli oggetti hanno un ruolo fondamentale nel far riemergere un passato che ha ancora i suoi effetti nel presente. Di qui, l’importanza del ricordo, soprattutto dei ricordi d’infanzia. Per Seiler, l’infanzia è intesa come un luogo mitico in cui la differenza tra il soggetto osservante e l’oggetto osservato è minima. Il confine rimane indefinito come indefinito è lo spazio temporale; perciò l’infanzia può essere definita come il luogo dell’atemporalità in cui riecheggia, spiritualmente, il richiamo dell’eternità.
Ma veniamo alla raccolta, che contiene più di 15 anni di lavori poetici: “La domenica pensavo a Dio”. Riflettendo sulle singole parole che compongono questo titolo, emergono le tematiche principali della poetica seileriana.
Come già anticipa l’autore nella sua introduzione al volume, la domenica non è pensata come il giorno da dedicare al culto divino (cosa peraltro molto difficile durante gli anni del regime comunista) ma come il giorno in cui si interrompe il flusso temporale delle attività lavorative quotidiane, presupponendo così una sorta di dilatazione del tempo. Spiega Seiler infatti che, in famiglia, la domenica era riservata al lavoro manuale in garage, tra motori e tubi di scappamento, quasi un rito di iniziazione che si compiva, nel segreto, tra un Lutz adolescente e suo padre. Ed è così che l’autore ha la facoltà di vivere l’esperienza della linearità del tempo che si annulla nella ripetizione.

Ero nell’età giusta, ancora non troppo ribelle e (…) potevo godere appieno di questa forma di quiete, di attenzione, di un’attività che confermava se stessa nella ripetizione. Di bocca in bocca in quelle domeniche veniva tramandato qualcosa, in quel posto, se non segreto, almeno lontano dal mondo, che non aveva nulla a che fare con la tecnica né col sapere. (Introduzione, p.16)

Il giovane Seiler sperimenta dunque nel garage una dimensione metafisica dell’esistenza, dove le accezioni che rimandano alla sfera spirituale (attenzione, quiete, ripetizione) sono già fortemente presenti.
E Dio? Dov’è Dio? Perché pensare a Dio in un mondo che ha cancellato da tutti i luoghi la Sua presenza visibile? Come a testimoniare l’impossibilità di cacciare definitivamente la dimensione spirituale dalla vita dell’uomo, il Dio di cui ci parla Seiler non si trova nei luoghi di culto, ma laddove, agli occhi di un bambino, si svela come elemento di mistero, di potenza e allo stesso tempo di infinitamente piccolo.
Dio ha preso dimora nella cabina elettrica ….

sulla strada abitava dio. Lo vedevo
accovacciato nel suo nido di cavi
in mezzo ai muri di mattoni
senza finestre al fondo
nel buio della strada dietro
una porta d’acciaio
sedeva il buon dio; era
infinitamente piccolo & rideva
o dormiva (La domenica pensavo a Dio, p.5)

Dio è nascosto, è invisibile al mondo adulto e tecnicizzato, ma per quanto sia stato rinchiuso in un luogo buio, senza finestre per uscire e dietro una porta di acciaio, continua ad esistere e a svelarsi, nella sua infinita piccolezza, allo sguardo infantile del poeta. Ecco allora che nella poetica di Seiler gli elementi della modernità e della tecnica, anche quelli apparentemente più lontani dalla sfera emotiva e spirituale dell’uomo, ricevono una nuova vita, un nuovo ruolo e divengono elementi di connessione (i cavi elettrici della cabina) tra un mondo misterioso (il sacro) e la realtà storica dell’uomo (il profano).
Infine, il tema del pensiero. Pensare, secondo l’autore tedesco, è il guardare indietro, è avere sempre presente il proprio mondo interiore il portarselo dentro nonostante l’azione dei regimi sia volta alla spersonalizzazione, all’impoverimento dell’io a favore di una anonima collettività.
Questa dimensione del pensiero inteso come coscienza e conoscenza di sé non ha soltanto un valore soggettivo ma interessa tutti, come a ribadire che la memoria individuale contribuisce alla storia collettiva e che la coscienza di uno può essere una sentinella per tutti.

…chi
cammina dietro percorre il giorno
di cui tu ti sei scordato…
(Chi cammina dietro, p.253)

Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott, a cura di Paola Del Zoppo, ed. Del Vecchio, 2012
Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott, a cura di Paola Del Zoppo, ed. Del Vecchio, 2012

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