Come la pioggia

UNA FUGA PER LA VITA. Istruzioni di fuga per principianti di Mirko Tondi

di Chiara Rantini

istruzioni-fuga-mirko-tondi-copertinaMirko Tondi, Istruzioni di fuga per principianti, Cafféorchidea Editore, Eboli (Salerno), 2017

Chi di noi non ha mai voluto, anche solo per un istante, lasciarsi tutto alle spalle e darsi alla fuga? E chi lo ha soltanto desiderato senza mai trovare il pretesto e il coraggio necessari?

Nella storia di Giacomo, protagonista di questo bel romanzo breve di Mirko Tondi, i lettori troveranno delle possibili risposte a questi interrogativi. D’altronde, come si evince dal titolo, si tratta di un libro di “istruzioni” per coloro che non sono esperti – principianti appunto – in questa particolare arte. Non sarà difficile perciò provare simpatia per il protagonista trentenne, montatore di mobili, personaggio vagamente donchisciottesco a cui la fortuna ha guardato poche volte in faccia. Privo di una compagna, schiacciato dai meccanismi di una società troppo dedita al culto della razionalità, Giacomo ha pochi punti di riferimento nella vita se non un lavoro che gli permette di poter entrare in modo discreto e autorizzato nelle “case della gente” (dal titolo di un altro fortunato romanzo di Mirko Tondi), una famiglia che si riduce all’affetto di una nonna anziana e malata, e infine, un’amica fedele dal nome improbabile Maria Vincenza, ipercritica e un po’ filosofa e tuttavia ben disposta all’ascolto.

Così, in questo quadro di ordinaria mediocrità, si inserisce la necessità di fuggire per mettere una distanza fisica e mentale da tutto ciò che Giacomo è costretto ad essere nella vita di tutti i giorni. Non tutto però, perché nella rocambolesca fuga attraverso la campagna della Maremma grossetana, il protagonista sceglie di portare con sé la nonna a cui è stata diagnosticata una malattia terminale.

Il pretesto per darsi alla fuga è dato da una valigetta nera che Giacomo sottrae nella casa di due loschi personaggi. Così, la fuga in sé non ha un preciso senso finché essa non diventa un’occasione per guardare dentro di sé, staccando dalla quotidianità temporale a favore di una nuova dimensione esistenziale libera dal dominio della razionalità e del numero. Rompere con il flusso ordinario della vita aiuta ad esorcizzare il timore della morte, consentendo paradossalmente la giusta preparazione ad un incontro con essa. Non è un caso quindi che Giacomo decide di trascinare in questa fuga la nonna morente percorrendo un viaggio di simbolica iniziazione che tocca i luoghi alti (il cielo del Monte Amiata) e quelli bassi, il mare, dove la terra perde la sua durezza e solidità per confondersi e mescolarsi nell’elemento liquido, approdo naturale del termine e dell’inizio della vita. E sarà proprio sulla spiaggia di Follonica, nella tenue luce dell’alba, che la nonna compirà il suo trapasso durante una gioiosa contemplazione del mare di cui il narratore ci dà la commovente immagine di un volto illuminato da un sorriso solare.

Allora capisco che tutto ha avuto un senso, doveva andare così e basta perché la nonna arrivasse fin qui, confessa Giacomo nelle ultime pagine del romanzo e tale affermazione racchiude in sé il senso di questo libro dando significato ad una fuga iniziata per caso, quasi come una sfida e terminata come una scoperta di sé, dell’altro e delle infinite connessioni che alimentano un irrinunciabile bisogno di amore.

Brevemente, qualche considerazione stilistica. Al di là dell’intreccio sempre molto coinvolgente e sostenuto, la scrittura di Mirko Tondi stupisce il lettore per la sua varietà di registri. A tratti caratterizzata da uno stile divertente e colloquiale, sa tingersi di suggestioni poetiche e di grande capacità descrittiva, con un’attenzione ai particolari che risente della passione dello scrittore per la cinematografia e per la musica.

Buona lettura, cari amici lettori!

Notizie bio-bibliografiche sull’autore:

Nato a Firenze nel 1977, Mirko Tondi è autore, editor e docente di corsi di scrittura. Per i suoi racconti ha ricevuto menzioni speciali e segnalazioni della giuria di importanti premi nazionali (Premio Troisi 2005, Premio Castelfiorentino 2014), oltre all’inserimento in riviste e in varie antologie. Tra le sue opere, il romanzo distopico Come fili che s’intrecciano (menzione speciale al premio “Autore di te stesso 2011”) e la raccolta di racconti Io, Carver e il taccuino di Chatwin. Nel 2014 pubblica la raccolta di racconti noir Killing Moon, nel 2015 il romanzo Nelle case della gente, nel 2016 un nuovo romanzo Nessun cactus da queste parti e infine nel febbraio di quest’anno Istruzioni di fuga per principianti.

“SENZA PIÙ DOVER SCENDERE A VALLE”. LE OTTO MONTAGNE DI PAOLO COGNETTI

di Chiara Rantini

Cognetti le otto montagnePaolo Cognetti, Le otto montagne, Torino, Einaudi, 2016

Candidato alla vittoria del prestigioso “Premio Strega”, Le otto montagne di Paolo Cognetti è un libro a cui non si può restare indifferenti poiché molteplici sono i livelli di lettura, dal più superficiale che si limita all’intreccio, tra l’altro molto ben costruito, a quello più profondo che tocca temi come la solitudine, l’amicizia e il senso della vita.

Leitmotiv della narrazione sono le montagne, le Alpi piemontesi in tutta la loro selvaggia bellezza. Anzi, possiamo dire, in questo caso, che senza le montagne non ci sarebbe stata alcuna storia dato che il rapporto che il protagonista Pietro, io-narrante, instaura, sin dall’infanzia, con questi giganti di pietra condiziona totalmente il corso della sua vita, nel bene e nel male. E non è il solo. Con lui, c’è l’amico di sempre, il piccolo montanaro Bruno. Insieme vanno alla ricerca di una dimensione esistenziale, confrontandosi, completandosi, interrogandosi a partire da ciò che la montagna comunica loro. La montagna può essere vita, gioia, appagamento ma anche morte, delusione, rabbia.

Sono gli anni del boom economico in Italia e il sogno di una vita comoda in città conquista gli abitanti della montagna. Progressivamente, come si legge nelle pagine di Cognetti, i paesi, gli alpeggi si spopolano mentre le vie di comunicazione di un tempo e le opere costruite con tanta fatica per contenere la furia degli agenti atmosferici si deteriorano lasciando alla natura, il potere di scatenarsi e di riconquistare a modo suo ciò che un tempo l’uomo aveva governato. Oltre a questa riflessione di natura ecologica, sembra però di percepire, nella voce narrante del protagonista, una sorta di accettazione di questa condizione come se solo di un destino dominato dalla supremazia della natura potessero alimentarsi la nostalgia e il desiderio di fare ritorno all’antica patria seguendo molteplici vie (i sentieri e i fuori-pista) che altro non sono che metafore della continua ricerca di se stessi.

Bruno e Pietro manterranno integra, come neve immacolata, la loro amicizia nonostante le avverse vicissitudini e i diversi stili di vita ma nessuno dei due riuscirà a salvare l’altro dal proprio destino, di morte per Bruno, di irrequieta erranza per Pietro perché come si legge nella chiusa del libro… in certe vite esistono montagne a cui non è possibile tornare…e … non resta che vagare per le otto montagne per chi, come noi, sulla prima e più alta ha perso un amico.

MELODIE LETTERARIE. UN’ANTOLOGIA DI RACCONTI A TEMA MUSICALE

di Chiara Rantini

jukeboxAutori Vari, Jukebox. Racconti a tempo di musica, Associazione culturale Nati per Scrivere, Camaiore, 2017

È tutta a tema musicale questa antologia di racconti frutto del lavoro di dieci autori emergenti promossi dall’Associazione culturale Nati per Scrivere. All’interno troviamo testi emozionanti ispirati alle diverse interpretazioni che la musica instilla in ciascuno di noi.

“La musica è vita” si legge nella Presentazione al piccolo volume e vivi sono questi racconti in cui le voci degli autori si esprimono toccando un po’ tutti i generi letterari, alcuni con taglio classico, alcuni con uno stile più ritmato e misterioso.

Ci si innamora nell’età dell’adolescenza, si riallacciano dei legami perduti in età adulta, si varcano i confini della realtà inabissandosi in una dimensione fantastica e un po’ sinistra ma, in ogni caso, la musica è sempre presente come fedele compagna della vita sia essa un elemento di salvezza o di perdizione.

Ma non voglio dire di più, lasciando a voi lettori il sapore della scoperta di questa raccolta davvero unica.

Buona lettura a tutti!

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Nei giorni 13 e 14 maggio scaricabile gratis qui:

Amazon: https://www.amazon.it/dp/B06X3S3LJD/
Kobo Store: http://www.mondadoristore.it/Jukebox-NA/eai978889421023/

Altrimenti qui:

Amazon: https://www.amazon.it/dp/B06X3S3LJD/ref=dp-kindle-redirect?_encoding=UTF8&btkr=1
Ibs: https://www.ibs.it/jukebox-racconti-a-tempo-di-ebook-vari/e/9788894210231

Per la copia cartacea contattare l’associazione: http://natiperscrivere.webnode.it/

Jukebox” è una raccolta di racconti, diversi per generi e ambientazioni, accomunati dall’essere legati alla musica, tanti piccoli mondi che ogni autore ha creato con il tocco che gli è proprio. In queste pagine, i protagonisti dei racconti mettono a nudo le loro emozioni, travolti dal potere di melodie pacificatrici, suoni diabolici e rapsodie incantate, perché le parole sono potere, scritte o cantate che siano. Possono portarci indietro, ai tempi delle ballate dei cavalieri, ai giorni spensierati dell’adolescenza, al momento della nostra nascita. Possono viaggiare tra i mondi e evocare spiriti inquieti, corrompere la nostra anima, rinfrancarci dalle fatiche quotidiane. Possono dare un senso all’esistenza, completandoci come uomini e ricordarci di non essere soli. Mai.

Jukebox” comprende:

Il crociato, di Emanuele Marcheselli

Frederick, di Luciana Volante

Lo spartito del diavolo, di Daniela Tresconi

Si bemolle, di Maria Pia Michelini

Sunday, gloomy Sunday, di Alessio Del Debbio

I love you, baby…, di Leandra Cazzola

Lucia e le sue note, di Serenella Menichetti

New York City boy, di Francesco Balestri

La voce, di Chiara Rantini

Gli infami, di Mirko Tondi

 

Le ferite della storia. Un romanzo di Sepp Mall

sepp malldi Chiara Rantini

Sepp Mall, Ai margini della ferita, Keller editore, Rovereto (TN), 2014

Affrontando tematiche di importanza storica, questo romanzo dello scrittore altoatesino Sepp Mall, si addentra nelle problematiche di convivenza tra popoli di lingue e culture diverse, italiani e sudtirolesi. Ma lo fa con un tocco commovente, facendo percepire al lettore le emozioni contrastanti dei protagonisti prigionieri di questa piega della storia italiana così drammatica e paradossale.

Il romanzo è costruito secondo una sapiente architettura in cui le vicende di una giovane infermiera dedita al lavoro e alla cura di Alex, il fratello balbuziente, si intrecciano con quelle di un bambino alle soglie dell’adolescenza il cui padre scompare misteriosamente nelle carceri milanesi. Su di esso e sul giovane Alex pende l’accusa di essersi macchiati del reato di terrorismo in una Bolzano travolta dal boom economico dei primi anni ’70.

Ciò che rende interessante il romanzo è dato dal fatto che i personaggi della storia non sembrano avere un ruolo attivo ma di fatto vivono una condizione di sottomissione a una sorta di esistenza schizofrenica dove le divisioni e le ghettizzazioni condizionano nel male la vita di ogni giorno. Non ci sono buoni o cattivi, né vittime né carnefici ma su tutti aleggia un senso di colpa ancestrale da cui riesce difficile liberarsi. Da questo meccanismo storico ben avviato sembra impossibile scegliere un’altra strada se non quella della solidarietà nel dolore e nell’amore tra chi è rimasto solo, orfano ribelle nei confronti della storia.

Un romanzo da leggere tutto d’un fiato e che lascia spazio a profonde riflessioni.

L’uomo delle passioni incompiute. Breve nota su un romanzo di Stig Dalager

kierkegaard

di Chiara Rantini

Stig Dalager, L’uomo dell’istante, un romanzo su Søren Kierkegaard, Iperborea, Milano, 2016

A metà strada tra la biografia e il romanzo, questo testo di Stig Dalager è piuttosto un tentativo ben riuscito di delineare un profilo nuovo del noto filosofo danese, un’immagine non convenzionale di un uomo che dedicò tutta la sua esistenza alla scrittura. Nel libro è lo stesso Kierkegaard a ricordare il proprio passato da un letto d’ospedale, dove, appena quarantaduenne, trascorre gli ultimi mesi di vita. Assistito da un’infermiera volontaria, la signorina Fibiger che per la dolcezza e la dedizione evoca l’immagine dell’amata Regine Olsen, Kierkegaard scivola in stati di incoscienza in cui riaffiorano episodi della sua vita di scrittore, di amante, di uomo religioso. Ne emerge un quadro frammentario di continui flash-back in cui l’elemento costante è il senso di incompiutezza.

Lo stesso Kierkegaard, nei suoi Diari, si definì un “amante infelice” perché nonostante la grande passione che lo animava non fu mai in grado di concretizzare le sue aspirazioni. Amò Regine per tutta la vita ricambiato ma si sottrasse al matrimonio perché si riteneva inadatto; scrisse migliaia di pagine di filosofia e non fu riconosciuto come filosofo dalla cultura danese del suo tempo; dedicò tutta la sua vita alla predicazione di un cristianesimo purificato dalle falsità borghesi e non divenne mai un pastore della chiesa così come avrebbe voluto il padre. Una vita fatta di contraddizioni dunque che Dalager mette a nudo così come mette a nudo la sofferenza fisica di un uomo non più intenzionato a vivere. Questo libro ci parla dell’umanità, del suo lato estetico e spirituale e del loro conseguente contrasto, del dolore e della gioia, della difficoltà di restare ancorati alla realtà terrena. Ne esce l’immagine di un uomo fatta di luci ed ombre e tuttavia straordinariamente familiare, un uomo che si assunse il compito di scandagliare l’esistenza umana pagandone in prima persona le conseguenze. Chissà che dopo questa lettura non sorga nei lettori il bisogno di un approfondimento filosofico sulla tematiche che fanno da sfondo al testo. Ce lo auguriamo vivamente.

Buona lettura!

Il piccolo universo fantastico di Louisa May Alcott

di Chiara Rantini

15338815_1182805988421289_627107103617229560_nLouisa May Alcott, Fiabe floreali, Elliot Edizioni, Roma, 2016

Di Louisa May Alcott tutti conoscono Piccole donne ma in pochi sanno che fu autrice di fiabe, qui raccolte, per la casa editrice Elliot, in un volume intitolato Fiabe floreali.

Il libro fu dedicato dalla scrittrice americana alla moglie di Ralph Waldo Emerson e raccoglie al suo interno le storie che la Alcott era solita raccontare ai figli di Ellen Emerson e agli altri bambini del vicinato.

Protagonisti di queste fiabe sono elfi, fate, spiriti del bosco e delle acque, impegnati nell’eterna lotta del bene contro il male. La morale che ammanta di fiabesca bellezza queste storie è quella che vede sullo sfondo una natura benevola che offre protezione e conforto a chi la ama e la sa rispettare.

Secondo tale visione, la felicità e il bene permeano tutto l’universo ma la sete di potere, l’egoismo e l’ingratitudine minacciano di oscurarne la presenza. Ecco allora che piccoli eroi, spiriti del bosco e delle acque, sono chiamati a ristabilire l’armonia e la pace perdute.

L’intento della Alcott era quello di invitare i piccoli lettori (e non solo i piccoli) a riflettere su qualità morali come il senso di responsabilità, la solidarietà, l’amore per la natura e il rispetto per tutte le creature, soprattutto le più fragili e indifese. Intento riuscitissimo grazie alla dolcezza della narrazione, allo spessore della scrittura che, con tocco lieve, trasporta il lettore in un mondo fantastico dove, superate mille difficoltà, il bene trionfa immancabilmente sul male.

Molto accurate e particolareggiate sono le descrizioni e le personificazioni del mondo vegetale e animale, sempre pervase da profonde suggestioni poetiche così come leggiamo in questo brevissimo brano estratto dall’ultima fiaba intitolata Ricciolo d’onda. Lo spirito dell’acqua.

Buona lettura a tutti!

inverno-neve1

Così proseguì mestamente finché Inverno, cavalcando il potente Vento del Nord, fece irruzione impetuoso, con una scintillante corona di ghiaccio sui fluenti capelli, mentre da sotto il suo mantello cremisi, dove splendevano ricami di ghiaccio come fili d’argento, spargeva in lungo e in largo fiocchi di neve.  (…) Non avere paura di me; il mio cuore è caldo, anche se il mio aspetto è duro e freddo.

Il destino dell’umanità nell’ultimo Cassola

cassoladi Enrica Aliboni

In occasione del centenario della nascita di Carlo Cassola (17 marzo 1917), vorrei ricordarlo non con i classici testi che me lo hanno fatto conoscere ed amare nell’adolescenza, ma con l’ultima parte della sua produzione, meno nota al grande pubblico e che forse lo potrebbe far tornare dall’ingiusto dimenticatoio in cui è stato relegato.
Ad un certo punto della sua parabola di scrittore e persona Cassola ha sentito, come molti altri, il pericolo che l’umanità stava correndo,purtroppo oggi attuale più che mai; quello di andare incontro alla propria autodistruzione. Autodistruzione attraverso una guerra con armi fuori controllo che avrebbero cancellato la razza umana all’improvviso, in brevissimo tempo. Per raccontare la follia degli uomini Cassola ha dato parola ed azione agli animali.
A distruzione avvenuta, probabilmente per una esplosione atomica, la cui origine non è e non può essere chiara perché il protagonista non può averne conoscenza, narra ciò che accade tra gli unici sopravvissuti,gli animali.libri cassola
“Il superstite” (1978) ha come protagonista un cane che prende coscienza di essere rimasto solo, e per sua natura animale domestico e sociale si spinge a fare amicizia con altre specie, volatili,pesci, che però stanno morendo a causa dell’esplosione. Proprio all’opposto della razza umana che è arrivata all’autodistruzione per mancanza di socialità, il cane arriverà a lasciarsi morire non rassegnandosi a restare solo.
“Il paradiso degli animali”(1979) ancora una volta ipotizza la scomparsa della razza umana per autodistruzione, unici superstiti gli animali che si ricostituiscono in società e si evolvono con le stesse tappe dell’umanità dopo la scelta fondamentale del vegetarianesimo come unica possibilità di sopravvivenza per tutti. Saranno in grado questi animali, guidati dai gatti e dai cani umanizzati, di fermarsi prima di arrivare all’autodistruzione come ha fatto la razza umana?
“La morale del branco”(1980) è una raccolta di racconti,protagonisti gli animali che vivono sempre dopo la scomparsa della razza umana. La cifra è quella del pessimismo perché anche gli animali hanno riprodotto l’atteggiamento degli uomini.
Per il lettore che ha amato il Cassola tratteggiatore di indimenticabili personaggi femminili in tutte le loro sfaccettature non sarà difficile ritrovarlo qui nelle descrizioni dei luoghi, la val di Cecina e la sua campagna, a lui, a me e spero a voi tanto cari.