Come la pioggia

LA PUREZZA DEL GIOCO DELLA VITA. IL “FAIR PLAY” DI TOVE JANSSON

fair playdi Chiara Rantini

Tove Jansson, Fair play, Iperborea, Milano, 2017

Due amiche. Due artiste. Lavorano a poca distanza l’una dall’altra vivendo in una casa comune su un’isola a largo di Helsinki, condividono delle passioni, si confrontano, a volte litigano ma tornano sempre a parlarsi. Questa è la loro vita narrata con una scrittura delicata, lieve e tuttavia concreta da Tove Jansson, autrice finlandese di lingua svedese maggiormente nota per essere l’ideatrice dei Mumin.

“Fair play” è una raccolta di brevi racconti che si possono leggere in continuità o separatamente; sono piccole schegge di vita, velatamente autobiografiche, in cui la scrittrice, attraverso le vicende di Mari e Jonna, racconta dei rapporti umani, dell’amicizia, della centralità del lavoro come realizzazione di sé e di come in tutto questo, giochi un ruolo fondamentale l’amore. Lavoro e amore sono gli imperativi della Jansson a cui cercò di essere fedele in tutta la sua vita. Non a caso questo libro fu pubblicato in tarda età, quando già erano passate per lei settantacinque estati, ovvero nel momento in cui, anche nella scrittura, si avverte la necessità di tracciare un resoconto della vita trascorsa, sul suo significato in mezzo ad un’apparente mescolanza di disordinati episodi.

Questo testo è anche il tentativo di rendere onore ad una amicizia che, nel caso della Jansson, durò per più di quaranta anni, un libro che è la prova di come sia difficile, ma non impossibile, curare le relazioni umane senza dover rinunciare a se stessi, senza doversi annullare nell’altro, senza perdere la capacità di essere empatici, compassionevoli, comprensivi.

Fa da sfondo a queste vicende di vita quotidiana la raffinata bellezza del mar Baltico, con la sua luce settentrionale, la purezza e la nitidezza delle forme che già di per sé sono un’opera d’arte. E l’arte non a caso ha un posto importante in questo libro e non solo perché una delle due protagoniste è pittrice e intagliatrice del legno. L’arte la si respira nelle parole, nelle descrizioni che la Jansson fa anche del più piccolo dettaglio, come ad esempio in un bellissimo brano, che chiude questa mia recensione, in cui Mari riceve un noto artista polacco. I soggetti della sua arte sono semplicemente “mani”, pensate e create però come se fossero il centro del corpo e lo specchio dell’anima. Così la Jansson ce le descrive:

Una dopo l’altra, le mani venero spacchettate e disposte davanti a Mari, che le osservò in silenzio.

Erano incredibilmente belle. Mani timide, mani avide, riluttanti, imploranti, indulgenti, mani che esprimevano rabbia o tenerezza. Mari le sollevò una a una.

Si era già fatto piuttosto tardi. Alla fine disse: «Sì. Capisco.» Esitò un istante, poi proseguì: «Qui c’è tutto. Perfino la pietà. (…)»

 

Quando avevamo ancora dei sogni. Vita e adolescenza nella Germania riunificata

di Chiara Rantini

clemens meyer eravamo dei grandissimiClemens Meyer, Eravamo dei grandissimi, Keller editore, Rovereto (Tn), 2016

 

Per approcciarsi a questo emozionante, complesso testo di Clemens Meyer consiglio di cominciare dal titolo in lingua originale. In tedesco “Als wir träumten” si traduce con “quando sognavamo” o meglio ancora con l’espressione “quando avevamo ancora dei sogni”. E sono proprio i sogni a costituire il motore della narrazione, la linfa di cui si alimentano i personaggi. Ci sono grandi sogni che toccano la collettività e piccoli sogni che coinvolgono il singolo individuo. In questo libro li incontriamo entrambi. Il testo di Clemens Meyer, infatti, ha il merito di essere riuscito a creare un’intesa tra ciò che la macro storia produce e ciò che si genera nella vita individuale. Non a caso, la narrazione si muove su capitoli non legati temporalmente. Questo andare continuamente avanti e indietro nel tempo serve a creare nel lettore quella giusta dose di incertezza necessaria a calarsi nel caos emotivo e storico generato dalla caduta del Muro di Berlino nelle città dell’ex-DDR. Ma entriamo nello specifico. Siamo a Lipsia, periferia est della città. Un gruppo di adolescenti, totalmente inconsapevole dei cambiamenti epocali che stanno avvenendo sopra le proprie teste, affronta l‘esistenza di tutti i giorni come se fosse una guerra. I giovani si dividono in bande che si fronteggiano le une contro le altre per il controllo del territorio. Di una di queste bande fa parte il narratore, Daniel Lenz che racconta della propria vita dai momenti che seguirono il novembre del 1989 fino ai primi anni Novanta. Sono anni di grandi cambiamenti dove il venir meno di una struttura rigida e vigile quale era il sistema scolastico e sociale del regime di Honecker genera una situazione di impasse in cui, sotto la bandiera della libertà conquistata (ma forse soltanto desiderata), succede di tutto. Il tessuto sociale viene meno e in questo clima alla “Trainspotting” dove spaziano bande incontrollate di giovani teppisti, niente sembra più avere un valore se non quello dellamicizia e della fedeltà al gruppo di appartenenza. Daniel e i suoi amici vivono ogni giorno come se fosse l’ultimo, in uno stato di tensione costante animata da furti di auto, bevute colossali, risse sanguinose e soste nei riformatori. Ciò che colpisce è il soccombere dell’istituzione familiare (in particolare i padri che escono totalmente sconfitti dal confronto generazionale, tema assai caro alla letteratura tedesca moderna e contemporanea) e l’impotenza delle autorità (civili, ecclesiastiche e scolastiche) che intervengono solo per punire e sanzionare. Ciononostante, il romanzo di Clemens Meyer non è privo di speranza. Anzi, pare che sia proprio in mezzo alla crudeltà della vita che possano emergere iceberg di umanità. I personaggi sono degli anti-eroi che difendono i loro sogni di amore, fratellanza e lealtà contro una realtà che non comprendono e che li annienta come individui. Ed ecco quindi l’importanza del titolo. Tutti i cambiamenti generano dei sognatori perché nel passaggio a qualcosa di diverso tutti sperano di poter vedere realizzati i propri desideri. Daniel vorrebbe credere nei propri sogni di amore (nei confronti di una “pioniera”, Katja, che fugge senza preavviso all’Ovest, verso un’amica, Estrellita, che vede scivolare velocemente nella droga e nella prostituzione) ma la storia gli offre sempre il lato peggiore della realtà. E tuttavia Daniel continua a sognare e a sperare legandosi sempre di più a ciò che può dargli ancora amore, sia esso l’affetto degli amici o quello di un cane.

Da ciò pare evidente che lo scrittore voglia lasciare a noi lettori un chiaro messaggio, ovvero che non si può vivere senza il calore degli affetti e che, nella vita, c’è un’unica risposta alla durezza della realtà e un’unica via di uscita dalla spirale della violenza. L’amore.

Buona lettura!

UNA FUGA PER LA VITA. Istruzioni di fuga per principianti di Mirko Tondi

di Chiara Rantini

istruzioni-fuga-mirko-tondi-copertinaMirko Tondi, Istruzioni di fuga per principianti, Cafféorchidea Editore, Eboli (Salerno), 2017

Chi di noi non ha mai voluto, anche solo per un istante, lasciarsi tutto alle spalle e darsi alla fuga? E chi lo ha soltanto desiderato senza mai trovare il pretesto e il coraggio necessari?

Nella storia di Giacomo, protagonista di questo bel romanzo breve di Mirko Tondi, i lettori troveranno delle possibili risposte a questi interrogativi. D’altronde, come si evince dal titolo, si tratta di un libro di “istruzioni” per coloro che non sono esperti – principianti appunto – in questa particolare arte. Non sarà difficile perciò provare simpatia per il protagonista trentenne, montatore di mobili, personaggio vagamente donchisciottesco a cui la fortuna ha guardato poche volte in faccia. Privo di una compagna, schiacciato dai meccanismi di una società troppo dedita al culto della razionalità, Giacomo ha pochi punti di riferimento nella vita se non un lavoro che gli permette di poter entrare in modo discreto e autorizzato nelle “case della gente” (dal titolo di un altro fortunato romanzo di Mirko Tondi), una famiglia che si riduce all’affetto di una nonna anziana e malata, e infine, un’amica fedele dal nome improbabile Maria Vincenza, ipercritica e un po’ filosofa e tuttavia ben disposta all’ascolto.

Così, in questo quadro di ordinaria mediocrità, si inserisce la necessità di fuggire per mettere una distanza fisica e mentale da tutto ciò che Giacomo è costretto ad essere nella vita di tutti i giorni. Non tutto però, perché nella rocambolesca fuga attraverso la campagna della Maremma grossetana, il protagonista sceglie di portare con sé la nonna a cui è stata diagnosticata una malattia terminale.

Il pretesto per darsi alla fuga è dato da una valigetta nera che Giacomo sottrae nella casa di due loschi personaggi. Così, la fuga in sé non ha un preciso senso finché essa non diventa un’occasione per guardare dentro di sé, staccando dalla quotidianità temporale a favore di una nuova dimensione esistenziale libera dal dominio della razionalità e del numero. Rompere con il flusso ordinario della vita aiuta ad esorcizzare il timore della morte, consentendo paradossalmente la giusta preparazione ad un incontro con essa. Non è un caso quindi che Giacomo decide di trascinare in questa fuga la nonna morente percorrendo un viaggio di simbolica iniziazione che tocca i luoghi alti (il cielo del Monte Amiata) e quelli bassi, il mare, dove la terra perde la sua durezza e solidità per confondersi e mescolarsi nell’elemento liquido, approdo naturale del termine e dell’inizio della vita. E sarà proprio sulla spiaggia di Follonica, nella tenue luce dell’alba, che la nonna compirà il suo trapasso durante una gioiosa contemplazione del mare di cui il narratore ci dà la commovente immagine di un volto illuminato da un sorriso solare.

Allora capisco che tutto ha avuto un senso, doveva andare così e basta perché la nonna arrivasse fin qui, confessa Giacomo nelle ultime pagine del romanzo e tale affermazione racchiude in sé il senso di questo libro dando significato ad una fuga iniziata per caso, quasi come una sfida e terminata come una scoperta di sé, dell’altro e delle infinite connessioni che alimentano un irrinunciabile bisogno di amore.

Brevemente, qualche considerazione stilistica. Al di là dell’intreccio sempre molto coinvolgente e sostenuto, la scrittura di Mirko Tondi stupisce il lettore per la sua varietà di registri. A tratti caratterizzata da uno stile divertente e colloquiale, sa tingersi di suggestioni poetiche e di grande capacità descrittiva, con un’attenzione ai particolari che risente della passione dello scrittore per la cinematografia e per la musica.

Buona lettura, cari amici lettori!

Notizie bio-bibliografiche sull’autore:

Nato a Firenze nel 1977, Mirko Tondi è autore, editor e docente di corsi di scrittura. Per i suoi racconti ha ricevuto menzioni speciali e segnalazioni della giuria di importanti premi nazionali (Premio Troisi 2005, Premio Castelfiorentino 2014), oltre all’inserimento in riviste e in varie antologie. Tra le sue opere, il romanzo distopico Come fili che s’intrecciano (menzione speciale al premio “Autore di te stesso 2011”) e la raccolta di racconti Io, Carver e il taccuino di Chatwin. Nel 2014 pubblica la raccolta di racconti noir Killing Moon, nel 2015 il romanzo Nelle case della gente, nel 2016 un nuovo romanzo Nessun cactus da queste parti e infine nel febbraio di quest’anno Istruzioni di fuga per principianti.

“SENZA PIÙ DOVER SCENDERE A VALLE”. LE OTTO MONTAGNE DI PAOLO COGNETTI

di Chiara Rantini

Cognetti le otto montagnePaolo Cognetti, Le otto montagne, Torino, Einaudi, 2016

Candidato alla vittoria del prestigioso “Premio Strega”, Le otto montagne di Paolo Cognetti è un libro a cui non si può restare indifferenti poiché molteplici sono i livelli di lettura, dal più superficiale che si limita all’intreccio, tra l’altro molto ben costruito, a quello più profondo che tocca temi come la solitudine, l’amicizia e il senso della vita.

Leitmotiv della narrazione sono le montagne, le Alpi piemontesi in tutta la loro selvaggia bellezza. Anzi, possiamo dire, in questo caso, che senza le montagne non ci sarebbe stata alcuna storia dato che il rapporto che il protagonista Pietro, io-narrante, instaura, sin dall’infanzia, con questi giganti di pietra condiziona totalmente il corso della sua vita, nel bene e nel male. E non è il solo. Con lui, c’è l’amico di sempre, il piccolo montanaro Bruno. Insieme vanno alla ricerca di una dimensione esistenziale, confrontandosi, completandosi, interrogandosi a partire da ciò che la montagna comunica loro. La montagna può essere vita, gioia, appagamento ma anche morte, delusione, rabbia.

Sono gli anni del boom economico in Italia e il sogno di una vita comoda in città conquista gli abitanti della montagna. Progressivamente, come si legge nelle pagine di Cognetti, i paesi, gli alpeggi si spopolano mentre le vie di comunicazione di un tempo e le opere costruite con tanta fatica per contenere la furia degli agenti atmosferici si deteriorano lasciando alla natura, il potere di scatenarsi e di riconquistare a modo suo ciò che un tempo l’uomo aveva governato. Oltre a questa riflessione di natura ecologica, sembra però di percepire, nella voce narrante del protagonista, una sorta di accettazione di questa condizione come se solo di un destino dominato dalla supremazia della natura potessero alimentarsi la nostalgia e il desiderio di fare ritorno all’antica patria seguendo molteplici vie (i sentieri e i fuori-pista) che altro non sono che metafore della continua ricerca di se stessi.

Bruno e Pietro manterranno integra, come neve immacolata, la loro amicizia nonostante le avverse vicissitudini e i diversi stili di vita ma nessuno dei due riuscirà a salvare l’altro dal proprio destino, di morte per Bruno, di irrequieta erranza per Pietro perché come si legge nella chiusa del libro… in certe vite esistono montagne a cui non è possibile tornare…e … non resta che vagare per le otto montagne per chi, come noi, sulla prima e più alta ha perso un amico.

MELODIE LETTERARIE. UN’ANTOLOGIA DI RACCONTI A TEMA MUSICALE

di Chiara Rantini

jukeboxAutori Vari, Jukebox. Racconti a tempo di musica, Associazione culturale Nati per Scrivere, Camaiore, 2017

È tutta a tema musicale questa antologia di racconti frutto del lavoro di dieci autori emergenti promossi dall’Associazione culturale Nati per Scrivere. All’interno troviamo testi emozionanti ispirati alle diverse interpretazioni che la musica instilla in ciascuno di noi.

“La musica è vita” si legge nella Presentazione al piccolo volume e vivi sono questi racconti in cui le voci degli autori si esprimono toccando un po’ tutti i generi letterari, alcuni con taglio classico, alcuni con uno stile più ritmato e misterioso.

Ci si innamora nell’età dell’adolescenza, si riallacciano dei legami perduti in età adulta, si varcano i confini della realtà inabissandosi in una dimensione fantastica e un po’ sinistra ma, in ogni caso, la musica è sempre presente come fedele compagna della vita sia essa un elemento di salvezza o di perdizione.

Ma non voglio dire di più, lasciando a voi lettori il sapore della scoperta di questa raccolta davvero unica.

Buona lettura a tutti!

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Nei giorni 13 e 14 maggio scaricabile gratis qui:

Amazon: https://www.amazon.it/dp/B06X3S3LJD/
Kobo Store: http://www.mondadoristore.it/Jukebox-NA/eai978889421023/

Altrimenti qui:

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Ibs: https://www.ibs.it/jukebox-racconti-a-tempo-di-ebook-vari/e/9788894210231

Per la copia cartacea contattare l’associazione: http://natiperscrivere.webnode.it/

Jukebox” è una raccolta di racconti, diversi per generi e ambientazioni, accomunati dall’essere legati alla musica, tanti piccoli mondi che ogni autore ha creato con il tocco che gli è proprio. In queste pagine, i protagonisti dei racconti mettono a nudo le loro emozioni, travolti dal potere di melodie pacificatrici, suoni diabolici e rapsodie incantate, perché le parole sono potere, scritte o cantate che siano. Possono portarci indietro, ai tempi delle ballate dei cavalieri, ai giorni spensierati dell’adolescenza, al momento della nostra nascita. Possono viaggiare tra i mondi e evocare spiriti inquieti, corrompere la nostra anima, rinfrancarci dalle fatiche quotidiane. Possono dare un senso all’esistenza, completandoci come uomini e ricordarci di non essere soli. Mai.

Jukebox” comprende:

Il crociato, di Emanuele Marcheselli

Frederick, di Luciana Volante

Lo spartito del diavolo, di Daniela Tresconi

Si bemolle, di Maria Pia Michelini

Sunday, gloomy Sunday, di Alessio Del Debbio

I love you, baby…, di Leandra Cazzola

Lucia e le sue note, di Serenella Menichetti

New York City boy, di Francesco Balestri

La voce, di Chiara Rantini

Gli infami, di Mirko Tondi

 

Le ferite della storia. Un romanzo di Sepp Mall

sepp malldi Chiara Rantini

Sepp Mall, Ai margini della ferita, Keller editore, Rovereto (TN), 2014

Affrontando tematiche di importanza storica, questo romanzo dello scrittore altoatesino Sepp Mall, si addentra nelle problematiche di convivenza tra popoli di lingue e culture diverse, italiani e sudtirolesi. Ma lo fa con un tocco commovente, facendo percepire al lettore le emozioni contrastanti dei protagonisti prigionieri di questa piega della storia italiana così drammatica e paradossale.

Il romanzo è costruito secondo una sapiente architettura in cui le vicende di una giovane infermiera dedita al lavoro e alla cura di Alex, il fratello balbuziente, si intrecciano con quelle di un bambino alle soglie dell’adolescenza il cui padre scompare misteriosamente nelle carceri milanesi. Su di esso e sul giovane Alex pende l’accusa di essersi macchiati del reato di terrorismo in una Bolzano travolta dal boom economico dei primi anni ’70.

Ciò che rende interessante il romanzo è dato dal fatto che i personaggi della storia non sembrano avere un ruolo attivo ma di fatto vivono una condizione di sottomissione a una sorta di esistenza schizofrenica dove le divisioni e le ghettizzazioni condizionano nel male la vita di ogni giorno. Non ci sono buoni o cattivi, né vittime né carnefici ma su tutti aleggia un senso di colpa ancestrale da cui riesce difficile liberarsi. Da questo meccanismo storico ben avviato sembra impossibile scegliere un’altra strada se non quella della solidarietà nel dolore e nell’amore tra chi è rimasto solo, orfano ribelle nei confronti della storia.

Un romanzo da leggere tutto d’un fiato e che lascia spazio a profonde riflessioni.

L’uomo delle passioni incompiute. Breve nota su un romanzo di Stig Dalager

kierkegaard

di Chiara Rantini

Stig Dalager, L’uomo dell’istante, un romanzo su Søren Kierkegaard, Iperborea, Milano, 2016

A metà strada tra la biografia e il romanzo, questo testo di Stig Dalager è piuttosto un tentativo ben riuscito di delineare un profilo nuovo del noto filosofo danese, un’immagine non convenzionale di un uomo che dedicò tutta la sua esistenza alla scrittura. Nel libro è lo stesso Kierkegaard a ricordare il proprio passato da un letto d’ospedale, dove, appena quarantaduenne, trascorre gli ultimi mesi di vita. Assistito da un’infermiera volontaria, la signorina Fibiger che per la dolcezza e la dedizione evoca l’immagine dell’amata Regine Olsen, Kierkegaard scivola in stati di incoscienza in cui riaffiorano episodi della sua vita di scrittore, di amante, di uomo religioso. Ne emerge un quadro frammentario di continui flash-back in cui l’elemento costante è il senso di incompiutezza.

Lo stesso Kierkegaard, nei suoi Diari, si definì un “amante infelice” perché nonostante la grande passione che lo animava non fu mai in grado di concretizzare le sue aspirazioni. Amò Regine per tutta la vita ricambiato ma si sottrasse al matrimonio perché si riteneva inadatto; scrisse migliaia di pagine di filosofia e non fu riconosciuto come filosofo dalla cultura danese del suo tempo; dedicò tutta la sua vita alla predicazione di un cristianesimo purificato dalle falsità borghesi e non divenne mai un pastore della chiesa così come avrebbe voluto il padre. Una vita fatta di contraddizioni dunque che Dalager mette a nudo così come mette a nudo la sofferenza fisica di un uomo non più intenzionato a vivere. Questo libro ci parla dell’umanità, del suo lato estetico e spirituale e del loro conseguente contrasto, del dolore e della gioia, della difficoltà di restare ancorati alla realtà terrena. Ne esce l’immagine di un uomo fatta di luci ed ombre e tuttavia straordinariamente familiare, un uomo che si assunse il compito di scandagliare l’esistenza umana pagandone in prima persona le conseguenze. Chissà che dopo questa lettura non sorga nei lettori il bisogno di un approfondimento filosofico sulla tematiche che fanno da sfondo al testo. Ce lo auguriamo vivamente.

Buona lettura!